Nel Golfo di Napoli controlli sui redditi dei possessori di yacht

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Poveri… possidenti. O meglio, ricchi nullatenenti. Non stiamo parlando dell’ennesima scoperta di insospettabili clochard milionari di fatto, ma di un ossimoro tipicamente italiano. Che ha molto a che fare con un lusso sfrenato, vissuto però da chi dichiara redditi assolutamente inadeguati a coprire stili di vita quantomeno esosi. Non è certo una novità, nel Belpaese dei furbetti e furbastri del cartellino e delle false invalidità, degli immobili fantasma e delle mancate fatture professionali, degli scontrini non emessi e delle teste di legno per società di capitali che si avvalgono di cittadini stranieri come soci e amministratori, al solo scopo di evadere il fisco e i contributi previdenziali.

Ne sa più che qualcosa la Guardia di Finanza, impegnata in cicliche (e ciclopiche) operazioni di controlli a tappeto che ogni anno smascherano gruppi disparati di evasori fiscali guadagnando nuovi titoli di cronaca con nuovi dati e cifre su una vecchia e tuttora irrisolta piaga sociale. Ma d’estate, forse complice la luce del sole più abbagliante, il contrasto stridente dei Paperoni che piangono miseria e tuttavia se la spassano spendendo e spandendo fortune per beni di lusso (tra ville nei luoghi turistici più esclusivi, auto di grossa cilindrata, gioielli, oggetti d’arte e altri status symbol come gli yacht) diventa più vistoso. Alla faccia di chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo, eccome se le paga.

Basta guardarsi intorno, negli approdi delle “perle” del Golfo di Napoli: dalla Costiera (sorrentina e amalfitana) alle isole, Capri e Ischia in testa, ritrovi della mondanità e del jet-set internazionale. Panfili megagalattici, spesso battenti bandiera non italiana, scivolano maestosi sull’acqua marina, ormeggiando in rada o nei porti turistici. Ma tre su quattro di questi scafi, rigorosamente superiori ai 20 metri, sarebbero intestati nientemeno che a nullatenenti: lo afferma l’Associazione Contribuenti Italiani Contribuenti.it, presieduta da Vittorio Carlomagno, che ieri ha anticipato con una nota alcuni dati di una inchiesta commissionata al Centro studi e ricerche sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics, una rete di professionisti di diverse nazioni attiva da una decina d’anni anche in Italia.

Secondo la ricerca, che dovrebbe essere pubblicata a giorni sul sito Contribuenti.it, “crescono a dismisura i poveri possidenti, +7,1% nel 2015, che vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso e non dichiarano al fisco quello che guadagnano effettivamente”. Un divario contraddittorio: aumenta la domanda di beni di lusso, a fronte della diminuzione di chi dichiara redditi elevati. Incrociando i dati delle imbarcazioni registrate al Pra con le dichiarazioni dei redditi nazionali, secondo Contribuenti.it risulterebbe infatti che ben “il 75% degli yachts posseduti da italiani sono intestati a società di comodo o a nullatenenti, prestanome di facoltosi imprenditori, all’evidente scopo di evadere le tasse in Italia, eludere il fisco o, peggio ancora, riciclare denaro sporco”.

Già. Altro che poveracci: dai primi dati forniti dallo Sportello del Contribuente, anche nell’ultima dichiarazione dei redditi oltre la metà degli italiani ha infatti dichiarato meno di 15mila euro annui, e circa due terzi meno di 20mila euro; di contro, solo lo 0,16% ha dichiarato più di 200mila euro. L’Associazione, che intende presentare il suo rapporto alla Commissione finanza di Camera e Senato, lamenta “un minor contrasto all’evasione fiscale messo in campo nell’ultimo anno da parte dell’amministrazione finanziaria. La lotta alla grande evasione fiscale deve tornare nell’agenda del governo – conclude Vittorio Carlomagno -, devono tornare in campo gli 007 del Fisco per scoprire chi sono i veri evasori fiscali che puntualmente, ogni anno, sbeffeggiano lo Stato italiano”.