Il Comune perde un pezzo della Regina Giovanna

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SORRENTO. Il paradiso della penisola sorrentina ancora nelle aule di tribunale. A giorni previsto l’intervento dell’ufficiale giudiziario per liberare parte della proprietà comunale che sorge ai Bagni della Regina Giovanna e assegnarla ai vecchi coloni.

La spinosa questione risale al 2002, quando la Compagnia provinciale dei Padri Gesuiti stipulò un contratto di compravendita con l’allora conduttore del fondo agricolo, Adamo Gargiulo ed il figlio di questi, Vincenzo. In base all’accordo i due, fino ad allora affittuari del podere rustico di via Calata Punta Capo, rilasciavano il terreno, in cambio della proprietà di una porzione della stessa tenuta. Mediante una scrittura privata, inoltre, la Compagnia di Gesù ed il colono pattuivano il trasferimento della piena proprietà della porzione di terreno agricolo di circa 194 metri quadri denominata “belvedere”, nonché del fabbricato rurale definito “pollaio”.

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E proprio questi due lotti sono finiti al centro di una disputa con il Comune di Sorrento. L’amministrazione, infatti, l’anno successivo acquistò l’intero fondo, comprendete anche i resti della villa romana di epoca imperiale che la tradizione attribuisce al patrizio Pollio Felice. Un vasto territorio che arriva fino al mare della consistenza di oltre 54mila metri quadrati, costato circa 3milioni e 100mila euro. Nell’atto erano incluse anche le aree “belvedere” e “pollaio”.

Nel frattempo gli stessi ex affittuari citavano innanzi al Tribunale di Sorrento la Provincia di Napoli della Compagnia di Gesù per ottenere l’accertamento che si era avverata la condizione sospensiva posta nell’atto transattivo e poter procedere alla trascrizione dell’acquisto della zona di terreno denominato “belvedere” e del “pollaio”, nonché l’accertamento dell’avvenuto trasferimento a loro favore dei beni.

La sentenza è poi arrivata nel 2013, a ben 10 anni di distanza. Il dispositivo emesso dal giudice stabilisce che “si dichiara avverata la condizione sospensiva prevista nel contratto stipulato in data 24 luglio 2002”, attestando l’autenticità del documento sottoscritto tra i Gargiulo e la Provincia di Napoli della Compagnia di Gesù, per cui i coloni hanno ottenuto la proprietà del “belvedere” e del “pollaio”. In sostanza ciò significa che il Comune deve cedere le due porzioni del fondo agricolo. Tanto che alcune settimane fa è stato presentato un atto di precetto con l’ufficiale giudiziario che ha già avvertito l’ente di piazza Sant’Antonino che il prossimo 26 maggio si recherà sul posto per le operazioni di sgombero dell’area.

Intanto l’amministrazione sembra intenzionata ad alzare le barricate. Forte di uno studio sulla questione commissionato al notaio Antonio Caccia, il quale con una serie di argomentazioni ritiene che la sentenza del Tribunale «lede la sicura prevalenza del titolo vantato dal Comune», l’ente pubblico intende proporre opposizione all’esecuzione forzata. Ricorso che nei prossimi giorni sarà presentato dall’avvocato Maurizio Pasetto.