Il Comune di Vico pronto ad abbattere l’ecomostro di Alimuri

VICO EQUENSE. Potrebbero aprirsi nuovi scenari per l’ecomostro di Alimuri. Ad una svolta la vicenda del rudere dell’albergo mai completato che ricade al confine tra il territorio di Meta e quello di Vico Equense. Con una delibera della Giunta municipale, guidata dal sindaco Gennaro Cinque, è stato adottato un atto politico e di indirizzo per la demolizione della struttura.

L'ecomostro di Alimuri

L’ecomostro di Alimuri

I dettagli del progetto verranno illustrati mercoledì mattina nel corso di una conferenza stampa al Comune di Vico Equense. “Abbiamo delineato la possibilità di poter procedere rapidamente alla demolizione della costruzione che deturpa il paesaggio della penisola sorrentina da quasi cinquant’anni – spiega il sindaco Cinque -. L’iniziativa, rispetto ai molteplici fallimenti incassati per il passato, oggi pone il suo fondamento su dati del tutto innovativi e sorprendenti grazie ai quali è possibile dare avvio ad un percorso amministrativo che sortirà in brevissimo tempo, con la serietà e la concretezza necessaria, il tanto auspicato raggiungimento dell’obiettivo della demolizione dell’ecomostro di Alimuri”.

La tormentata storia dalla fatiscente struttura, incastonata sugli scogli che separano il litorale metese dal territorio vicano, comincia nel 1964, quando il Comune di Vico Equense rilascia una licenza edilizia per costruire un complesso alberghiero di 23mila metri quadrati dotato di cento camere, piscina olimpionica e persino minigolf.

Nel 1967 la licenza viene poi ridimensionata a 50 vani più accessori per un’altezza massima di 5 piani. Quattro anni più tardi, nel 1971, la Soprintendenza ordina la sospensione dei lavori, ma un successivo ricorso, proposto dal titolare della licenza, viene accolto. Nel 1976 interviene la Regione Campania che annulla le licenze rilasciate dal Comune perché in contrasto con il Programma di fabbricazione, ma il Tar Campania, nel 1979, ed il Consiglio di Stato, nel 1982, annullano gli atti adottati dalla Regione. Dal 1986, anno a cui risale l’ennesima sospensione dei lavori per consentire il consolidamento del costone roccioso, l’edificio è diventato un punto di ritrovo ad alto rischio, tra i pilastri di cemento armato una vera e propria discarica.

Finito nel mirino degli ambientalisti, lo scempio della conca di Alimuri figura anche nella lista degli ecomostri nazionali stilata da Legambiente. L’ipotesi di una demolizione è stata prospettata nel 2007, grazie all’interessamento del vice premier e ministro dell’Ambiente dell’epoca, Francesco Rutelli.

Pianificato anche il piano finanziario per l’abbattimento e il ripristino del fronte mare e del costone alle spalle del manufatto che verrebbe ad essere così spalmato: 600mila euro a carico del governo e della Regione, 500mila a carico dei privati che in cambio ottengono una nuova licenza per costruire un altro hotel di pari cubatura a Vico Equense. Una idea sfumata. Ora spunta un’altra ipotesi per risanare la costa. Mercoledì se ne saprà di più.