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Il comandante Cassone: “Chi compra datteri è un ricettatore”

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Colpire il consumatore per bloccare l’offerta. La lotta alla devastazione dei fondali della penisola sorrentina e della costiera amalfitana affila nuove strategie. Il territorio più devastato è quello che rientra nelle competenze della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia e, in particolare, il costone roccioso dell’Area marina protetta di Punta della Campanella. Il comandante Guglielmo Cassone sin dal suo insediamento ha fatto della lotta al commercio di datteri un punto fondamentale dell’azione dei suoi uomini supportata, su disposizione dell’ammiraglio Arturo Faraone, da tutta la direzione marittima regionale.

Comandante, perché avete messo nel mirino i consumatori di datteri?
“Abbiamo verificato che il consumo, la gran parte della domanda, arriva sempre dagli stessi acquirenti, evidentemente abituati a piatti prelibati e a pagare cifre esorbitanti per poterli preparare. Così abbiamo fatto partire un’azione di intelligence che ha permesso di schedare diversi nomi che ora monitoriamo costantemente”.
Una rete pronta a scattare.
“Sì, conosciamo le abitudini di fornitori e acquirenti. Questo ci consente di arrivare al momento giusto nel posto giusto”.
Il datteraio deve rispondere di reato ambientale. E chi acquista i datteri?
“Grazie alla strettissima collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata abbiamo messo a punto un piano di azione che ci consente di procedere per disastro ambientale contro i datterai. Non solo danno ambientale, dunque, ma l’aggravante disastro visto come sono ridotti i fondali in alcuni punti della costa. Una documentata attività subacquea, condotto con l’auto dell’Area marina protetta, ha permesso di determinare che l’azione di devastazione è tale che si può parlare, appunto, di disastro ambientale”.
E i consumatori?
“Partecipano, favoriscono il danno ambientale e, visto che sono sempre gli stessi, favoriscono anche il disastro ambientale. E non basta”.
Cioè?
“C’è un’ipotesi delittuosa che a nostro avviso è quella che farà la differenza, la ricettazione. I datteri sono beni rubati da aree demaniali e quindi ci sono tutti i presupposti della ricettazione”.
Aggravante penale.
“Certamente”.
E questa aggravante vi spinge a credere che la domanda calerà?
“Tra le persone schedate ci sono noti professionisti dell’area stabiese. Escluderei che possono mettere a repentaglio la loro professione per un piatto di datteri”.
Ma quante sono le persone che avete inserito nel database?
“Questo è un dato che non posso dare con precisione. Siamo a doppie cifre, questo è sicuro”.
Ha parlato di professionisti. Ci dà l’identikit?
“Si tratta di persone facoltose, questo è certo. Chi paga 70-80 euro per una manciata di datteri certamente può spendere. Noi siamo convinti che ci sono consumatori abituali che inducono il reato, nel senso che ordinano i datteri per feste e ricorrenze. I nostri dati da questo punto di vista offrono spunti molto interessanti”.
Insomma furti su commissione.
“Esattamente”.

di Antonino Pane da Il Mattino