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Grazie ai Briganti di Sorrento Sant’Antonino torna nel suo eremo sul Faito – foto –

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Dopo una lunga e faticosa scarpinata, con tanto di rischiosa arrampicata finale lungo il versante scosceso della montagna, scoprono che in quell’antro leggendario seminascosto dalla vegetazione dove si racconta si rifugiasse per alienarsi dal mondo e dedicarsi alla preghiera ed alla meditazione, non c’è alcuna effige che ricordi la permanenza presso il sito del loro Santo patrono. Decidono allora di attivarsi e provvedere a colmare quella che considerano una imperdonabile lacuna. È così che una statua di Sant’Antonino è arrivata in una grotta del monte Faito, a circa 1.250 metri di altitudine, nella parte più elevata dei monti Lattari.

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Una storia che nasce dai racconti tramandati per secoli dalla tradizione popolare e che arriva fino ai giorni nostri, i giorni del post lockdown da Covid-19. È proprio quando si allentano le restrizioni imposte per arginare la diffusione della pandemia di coronavirus che continua a provocare migliaia di morti in Italia e nel mondo, che un piccolo gruppo di ragazzi di Sorrento decide di avventurarsi in una escursione lungo il tortuoso sentiero che conduce in un angolo impervio immerso nel verde sulla cima del monte Faito.

Le storie narrate dalle nonne raccontano che proprio in quel luogo – che a quei tempi era chiamato monte Aureo – che domina dall’alto l’intero Golfo di Napoli, San Catello, vescovo di Castellammare di Stabia (città di cui in seguito divenne il patrono) e Sant’Antonino, che poi sarebbe diventato il protettore di Sorrento, verso la fine del VI secolo si ritrovassero per pregare e contemplare le bellezze del Creato.

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Entrambi erano particolarmente devoti a San Michele tanto che l’arcangelo apparve ai due chiedendo loro di edificare un altare a lui dedicato. È così che, non molto distante, sulla cima più alta dei Lattari, monte Sant’Angelo (anche noto come Molare), venne eretta una chiesa in pietra e legno, una piccola cappella poi diventata, grazie alla devozione degli abitanti della zona ed al sostegno giunto direttamente dal Vaticano, un vero e proprio santuario oggi meta di pellegrinaggio dei fedeli stabiesi e sorrentini, ma anche di credenti provenienti da altre zone della Campania e d’Italia.

Come sono in molti coloro che, nonostante le difficoltà da affrontare per percorrere un tragitto non proprio agevole, raggiungono l’anfratto che si apre nella montagna e chiedono l’intervento dei due santi per ottenere guarigioni da malattie ed altre grazie. Intercessione che, evidentemente, spesso arriva, visto che sono molti gli ex voto lasciati dai devoti in segno di gratitudine a San Catello ed a Sant’Antonino.

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Una tradizione che continua da secoli che ha molto colpito i Briganti di Sorrento – il nome che si sono dati i ragazzi che compongono il gruppo da sempre impegnato anche in iniziative per il sociale e per la tutela dell’ambiente della Costiera – tanto che hanno immediatamente deciso che la grotta doveva essere presidiata anche da Sant’Antonino.

Una volta fissato l’obiettivo hanno acquistato la statua e l’hanno sistemata su di una base con tanto di iscrizione per ricordare il momento: «Ad Imperitura memoria dell’invitto patrono Sant’Antonino i Briganti Sorrento con devozione e riconoscimento posero», si legge ai piedi della statua. Grazie all’incursione di questi moderni «Briganti», quindi, ora Sant’Antonino è tornato nel luogo dove amava ritirarsi in preghiera in solitudine per sentirsi più vicino a Dio.