Ecomostro di Alimuri. Lauro: “Abbattimento atto storico”

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VICO EQUENSE. “L’abbattimento, il prossimo 30 novembre, del mostro di Alimuri, su meritoria e coraggiosa iniziativa dell’amministrazione comunale di Vico Equense, evento che sarà ripreso dai media di tutto il mondo, rappresenta un atto storico di riparazione verso la costiera sorrentina, dopo decenni di colpevole inettitudine, di compromessi e di loschi interessi. Sarò presente per congratularmi con il sindaco, Gennaro Cinque, con il vicesindaco, Benedetto Migliaccio, e con l’assessore, Antonio Elefante. Lucio Dalla, innamorato della nostra terra, lo riteneva una vergogna nazionale, incompatibile con la civiltà della nostra gente e, provocatoriamente, minacciava, di voler utilizzare il tritolo per farlo saltare in aria. Per, poi, scriverci una canzone”. Lo ha dichiarato lo scrittore sorrentino, Raffaele Lauro, ex parlamentare ed ex prefetto, autore del romanzo biografico su Lucio Dalla, dal titolo “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, in uscita il 28 febbraio 2015, alla vigilia del terzo anniversario della scomparsa del cantautore bolognese.

Di seguito riportiamo un brano, tratto dal romanzo, dove l’autore ricorda il giudizio di Lucio Dalla sull’ecomostro di Alimuri.

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Tutta l’opera artistica di Lucio Dalla è permeata dalla bellezza della natura e dal rispetto per essa, come fonte di ispirazione poetica e come risorsa vitale per l’umanità. Il tema della salvaguardia del mare e dello sviluppo sostenibile lo impegnava sempre in prima persona, dedicando, ad esempio, la sesta edizione del festival tremitese “Il mare e le stelle”, che si tenne, sulla piazza di San Domino, la sera del 30 giugno del 2011, alla difesa ecologica dell’Adriatico e delle Isole Tremiti dalla minaccia incombente delle perforazioni petrolifere. A quella entusiasmante serata musicale parteciparono, a titolo gratuito, altri artisti, attori, cantanti e musicisti, per dare man forte a quel piccolo grande uomo, il quale non si tirava mai indietro, qualora si trattasse di tutelare la natura, il bene più prezioso, donato da Dio all’uomo, giudicato, da lui, addirittura sacro.
Per tale filosofia di vita, quando navigava dal Bikini di Vico Equense al porto di Marina Piccola di Sorrento, e viceversa, passando, con Il Catarro, davanti alla Marina di Alimuri, Lucio Dalla distoglieva lo sguardo da quell’enorme, e orrido, scheletro di cemento, che profanava, a pelo d’acqua, un meraviglioso manto roccioso, non riuscendo a reggerne la vista e inveiva:
“Una terra di tanta bellezza, come la costiera, dovrebbe essere difesa, con la vita, da simili attentati sacrileghi. Come può la gente sorrentina, che io amo molto, perché civile e ospitale, tollerare oltre che questo mostro, un’altra vergogna nazionale, resti ancora al suo posto, lì, sopra le rocce, dopo decenni, come estrema profanazione, simbolo nefasto dell’avidità degli uomini, della stoltezza dei governanti e dell’inerzia colpevole di un’intera comunità. Se trovassi dei complici, andrei, di notte, a metterci sotto mille cariche di tritolo. Farei saltare tutto in aria. Bum! Un gran botto e via! La libertà. E, poi, mi piacerebbe scriverci una canzone”.