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Duecentomila marittimi bloccati sulle navi, tanti sono della costiera sorrentina

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Nel giro di dieci giorni saranno almeno duecentomila i marittimi prigionieri sulle navi in giro per gli oceani. Marittimi che hanno completato il periodo di imbarco e che, per le restrizioni imposte dal Covid, non hanno mezzi di trasporto per tornare nei Paesi di provenienza. Una situazione assurda e, soprattutto, pericolosa perché si tratta di gente stanca, spesso costretta a vivere in spazi angusti, che ha bisogno sempre di essere in perfetta forma per governare navi e operazioni delicatissime.

Insomma è in gioco anche la sicurezza e, proprio per questo, è scattata una mobilitazione internazionale che coinvolge armatori e sindacati. In prima linea Confitarma che attraverso la sua rappresentanza in Ics (International Chamber Of Shipping) ha contribuito alla redazione di un documento che detta le regole per i cambi di equipaggio, le procedure da seguire in maniera ferrea da chi deve sbarcare è da chi deve imbarcare. La preoccupazione primaria, naturalmente, resta la salute dei marittimi e l’assoluta necessità di evitare contagi sulle navi. In pratica sia per chi imbarca, sia per chi sbarca, la procedura inizia venti giorni prima con un totale isolamento che, poi, va mantenuto con una serie di precauzioni anche durante gli spostamenti.

Già, gli spostamenti. Aerei, treni, ci vogliono dei corridoi internazionali aperti per i marittimi perché i cambi devo avvenire nei porti dove sono destinate le navi. “Siamo – ha detto il presidente di Confitarma, Mario Mattioli – in costante contatto con i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Salute e degli Affari Esteri per identificare le soluzioni più idonee a risolvere questa gravissima situazione di blocco degli equipaggi che mette a rischio il benessere della gente di mare, la sicurezza marittima e le catene di approvvigionamento fondamentali su cui il mondo fa affidamento.

Non mi stanco di ribadire – afferma Mario Mattioli – l’urgenza di risolvere il problema globale dei quasi duecentomila marittimi che avrebbero bisogno di un cambio immediato di equipaggio e che si trovano loro malgrado a dover lavorare oltre il periodo contrattuale, lontani da casa e dai loro familiari. La Roadmap messa a punto è stata realizzata da un’ampia coalizione di sindacati marittimi e associazioni internazionali del settore marittimo, con il contributo dei rappresentanti del settore aereo, delle organizzazioni internazionali e del settore assicurativo, per fornire un modello completo con cui i governi possono facilitare i cambi di equipaggio e risolvere i problemi di sicurezza durante l’intero processo”.

Va ricordato che i periodi di imbarco normale variano tra i quattro e i sei mesi. Ci sono marittimi, anche campani, che sono a bordo da otto mesi. “Siamo esausti – racconta al telefono Fabio Palascandolo, originario di Pozzuoli, attualmente su una porta container in navigazione verso Vancouver – anche perché al lavoro si somma la preoccupazione per la famiglia. Siamo in quattro su questa nave che aspettiamo in cambio da fine marzo. La compagnia cerca di tranquillizzarci, ogni giorno aspettiamo notizie ma poi la nave riparte e noi restiamo a bordo”.

Le difficoltà sono tante e a volte incide anche la nazionalità dei singoli marittimi. “Gli italiani – racconta Giovanni Schisano, marittimo sorrentino – all’estero sono vissuti in questo momento come untori. Un mese fa nel porto di Anversa l’Autorità marittima appena ha sentito che a bordo c’erano marittimi italiani ci ha impedito anche di scendere qualche ora a terra”.

I racconti dei disagi che stanno vivendo marittimi hanno fatto scattare anche la mobilitazione dei sindacati. “L’emergenza Coronavirus, a causa dello stop ai collegamenti internazionali per i passeggeri, sta obbligando i marittimi – dicono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – a periodi di imbarco più lunghi che li stanno mettendo a dura prova, sia fisica che mentale, considerando la lunga lontananza dalle proprie famiglie. Il governo e gli armatori non possono ignorare questa situazione e devono agire subito a difesa dei lavoratori”.

di Antonino Pane da Il Mattino