Utilizzo fraudolento del badge, la Cassazione conferma licenziamento di un dipendente Eav

L’Ente Autonomo Volturno comunica con soddisfazione il recente e definitivo esito del giudizio giunto dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dipendente, difeso dall’avvocato Severino Nappi, confermandone il licenziamento per giusta causa intimato dall’azienda.

Il ricorrente aveva proposto la “revocazione” della precedente sentenza della medesima suprema Corte di Cassazione, che ha confermato il verdetto quindi per la seconda volta. Il lavoratore, come accertato nel corso del procedimento, aveva reiteratamente messo in atto una condotta illecita: dopo aver timbrato regolarmente il cartellino di presenza attestando l’inizio del servizio, si allontanava per dedicarsi ad attività extralavorative e di natura strettamente personale.

Tali mancanze sono state portate alla luce grazie ai controlli effettuati da un’agenzia investigativa appositamente incaricata da Eav. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale, sancendo che la condotta di chi timbra il cartellino per poi allontanarsi dal luogo di lavoro costituisce un comportamento fraudolento.

Per Eav, difesa dal professor avvocato Marcello D’aponte, il corretto utilizzo del badge di presenza rappresenta un tassello fondamentale per la regolarità del servizio e per il rispetto dei doveri contrattuali. L’azienda ritiene fermamente che l’utilizzo improprio di tale strumento non possa mai essere considerata una semplice leggerezza, ma nasconda sempre atti di natura fraudolenta, che recano un grave danno economico e d’immagine all’ente, nonché un’offesa alla stragrande maggioranza dei lavoratori che quotidianamente svolgono le proprie mansioni con onestà, dedizione e professionalità.

La sentenza ha quindi evidenziato come i controlli tramite agenzia investigativa esterna “non siano vietati purché finalizzati a verificare comportamenti del dipendente che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti o attività fraudolente”. Ha poi aggiunto la Corte che “il ricorso a siffatti strumenti è giustificato in presenza del sospetto o della mera ipotesi che delle condotte illecite siano in corso di esecuzione”.

Alla luce di questa importante sentenza della Cassazione, che si è espressa per la seconda volta sul medesimo caso, condannando la controparte anche al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, si conferma la tesi di fondo sostenuta da Eav: l’uso fraudolento del badge costituisce giusta causa per il licenziamento.

Afferma la Suprema Corte: “la condotta di chi procede alla timbratura del cartellino senza essere presente o trattenersi sul luogo di lavoro e/o si allontana per svolgere attività personali, oltre a violare i doversi contrattuali, con rilevanza anche sotto il profilo disciplinare, costituisce un comportamento fraudolento, idoneo a integrare un’ipotesi di truffa aggravata”.

Share this post

Scarica l’app SorrentoPress per rimanere sempre aggiornato
Download on app storeDisponibile su Google Play