“Un giorno qualunque, un giorno da dimenticare. O forse da ricordare come “memento sociale” e responsabilità condivisa: siamo tutti colpevoli, dinanzi ad uno specchio graffiato che riflette immagini distorte”. Sono le parole di Ilaria Di Leva, zia del 14enne investito l’altra sera da un centauro a bordo di uno scooter. Il ragazzino era sulla sua bici quando è stato centrato dal motociclo il cui conducente si è poi dileguato facendo perdere le proprie tracce.
“L’ennesimo pirata di strada, un quattordicenne a terra, ebbro solo della sua innocenza, di sogni divelti dall’incoscienza altrui – prosegue Di Leva -. Non basta l’inasprimento della norma, né i presidi delle forze armate: si scappa per paura, per vergogna, si scappa per indifferenza”.
“Non parlo solo perché stavolta “tocca a me”, perché sulla strada stralciata c’è mio nipote: parlo da cittadina, da dirigente scolastico, parlo da essere umano. Umanità annebbiata da un clic, dalla narcotizzazione dei sentimenti e della coscienza civica. Parlo perché, malgrado lo stupore livido e il rancore, credo ancora che si possa guardare indietro e riconoscere l’errore”.
Da questo l’invito al responsabile perché si faccia avanti. “Il mio appello si volge a chi quella sera sull’asfalto ha lasciato un quattordicenne “qualunque”, affinché si assuma con coraggio ogni responsabilità, ma soprattutto, affinché consenta a chi avrebbe potuto uccidere di credere ancora nella vita”.
Sulle tracce dell’investitore i carabinieri della compagnia di Sorrento agli ordini del capitano Mario Gioia che indagano sull’accaduto.






