Vasco a Roma: l’Italia in marcia per il ritorno del comandante

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ROMA. Il Comandante è tornato e con lui anche il suo popolo. Il fascino è sempre lo stesso di un tempo. Dialetti diversi, accenti curiosi: persone che giungono da ogni angolo del Paese, con volti stanchi dalle ore di viaggio, ma tutte con quello straordinario sorriso stampato in faccia. Le file sono infinite e il caldo costringe i sanitari ad un lavoro costante.vasco2

vasco2L’Olimpico si riempie, anche se questa volta, a differenza del “Kom 11” il palco è posizionato in orizzontale, quasi a voler dare più aria al Blasco nazionale, che dall’alto dei suoi 62 anni, ha bisogno di più spazio per abbracciare i suoi figli.

Una volta dentro lo stadio l’emozione mangia lo stomaco: quella macchia umana spinge verso il palco: “Vasco, Vasco, Vasco….”. Il suo popolo lo acclama, quasi a volerlo vicino, come un piccolo fa con la sua mamma. vasco1

E poi alle 21 e 15 minuti. Il silenzio cala, le luci si accendono e quasi per magia dal buio esce lui. Capelli rasati e una faccia che non lascia spazio ad interpretazioni: il comandante invecchia, ma la grinta è sempre quella dei giorni migliori.

Quasi per magia la gente inizia ad abbracciarsi: in un Italia sempre più divisa tra Nord e Sud, nel giorno dell’ufficialità della morte di Ciro Esposito, proprio a Roma, qualcuno si stringe forte senza distinzioni appartenenza. E’ il popolo del Blasco.
Gli spari sopra, muoviti, qui si fa la storia, la fine del millennio, vivere, cambiamenti, la strega, come stai, manifesto futurista della nuova umanità, interludio, dannate nuvole, vivere non è facile, sballi ravvicinati del terzo tipo, c’è chi dice no, stupendo, un senso, cosa vuoi da me, gioca con me, delusa, mi si escludeva, asilo republic, rewind, siamo soli, liberi liberi, senza parole, sally, siamo solo noi, vita spericolata e poi albachiara.vasco

Circa 3 ore e mezza di musica che terminano tra coriandoli, lacrime e fuochi d’artificio.
Il “Kom 2014” è iniziato.