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Vacanze. Arriva a giugno il green pass europeo

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Arriva a giugno l’atteso green pass, quella sorta di passaporto vaccinale sul quale sta lavorando da mesi l’Unione Europea. “Sul certificato verde stiamo procedendo velocemente sotto il profilo tecnico e legislativo e dal 1 giugno saremo pronti, ha detto ieri il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, parlando al Parlamento europeo. Ha spiegato che il sistema operativo (che funzionerà tramite app) sarà pronto il 1 giugno, poi gli Stati membri potranno iniziare a editarlo e implementarlo per raggiungere a luglio la piena operatività. “Dobbiamo agire rapidamente, in tempo per l’apertura delle frontiere e per l’estate così da rilanciare la stagione turistica”, ha aggiunto Breton, precisando che per l’introduzione del pass sono stati sbloccati 50 milioni di euro.

“È quindi importante che anche il Governo italiano si attivi – ribadisce la senatrice di Italia viva, Laura Garavini, vicepresidente della commissione Esteri – così da essere nelle condizioni di rendere operativo quanto prima il green pass anche in Italia, possibilmente entro luglio. Tornare a viaggiare in sicurezza vuol dire far ripartire il turismo e l’economia. Una possibilità che non possiamo sprecare”.

“Sappiamo che è in arrivo il green pass europeo – ha sottolineato sempre ieri il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia – e sappiamo che l’Europa non è velocissima, ma si sa il punto di arrivo di questa certificazione che sarà rilasciata a chi sarà vaccinato, a chi avrà avuto il Covid, o è in possesso di tampone negativo, quindi anticipiamo questa certificazione e quando arriverà il green pass europeo ci adegueremo alle regole unitarie. Il nostro pressing sul ministero della Salute è costante, chiediamo protocolli certi che sappiamo diventeranno più elastici man mano che le vaccinazioni procederanno.

Il green pass è un lasciapassare – continua Garavaglia – viene chiamato sbagliando passaporto vaccinale ma non c’entra niente. Il vaccino è una condizione. Tu puoi circolare tranquillamente se sei vaccinato, ma anche se hai avuto il Covid e hai gli anticorpi, oppure se hai un tampone negativo. Dove è il problema, se non si è stati vaccinati perché si ha la fortuna di essere giovani, nel farsi un tampone e poter circolare liberamente? Penso che si andrà in questa direzione, i tempi dell’Europa saranno quelli che saranno, ma mi sembra inevitabile che i protocolli alla fine prendano atto di queste che sono le condizioni generali”.

Ma vediamo nello specifico come funziona, quali sono i vantaggi e quali gli eventuali rischi. Il certificato verde digitale, o green pass europeo, o lasciapassare come lo definisce il ministro Garavaglia, come detto è un documento digitale attestante che una persona è stata vaccinata contro il Covid-19, ha ottenuto un risultato negativo al test oppure è già guarita dopo aver contratto la malattia. Sarà in formato digitale oppure cartaceo, con codice QR dotato di firma digitale per impedirne la falsificazione, e scritto nella lingua nazionale (italiano per noi) e in inglese.

Il passaporto vaccinale potrà essere richiesto per prendere un aereo, partecipare a un “evento importante” o entrare in un luogo pubblico, ma non sarà obbligatorio. Al momento del controllo del certificato, ci sarà la scansione del codice QR e la verifica della firma. La Commissione sta ora finalizzando il gateway che permetterà il funzionamento del certificato: le firme digitali potranno essere verificate in tutta l’Unione Europea. Il green pass conterrà informazioni fondamentali necessarie quali il nome, la data di nascita, lo Stato membro di rilascio e l’identificativo univoco del certificato.

Per il certificato di vaccinazione, verrà specificato il prodotto vaccinale e fabbricante, numero di dosi, data di vaccinazione; per il certificato di test il tipo di screening (test Pcr o test rapido antigenico), data e ora del test, centro di test e risultato; per il certificato di guarigione la data del risultato positivo del test, soggetto che ha rilasciato il certificato, data di emissione, data di validità.

Non si pagherà nulla per ottenere il green pass. Gli Stati della Ue devono sostenere solo i costi di realizzazione dell’infrastruttura a livello nazionale. La Commissione finanzierà la creazione del un gateway e aiuterà gli Stati membri nello sviluppo dei software che utilizzeranno i verificatori preposti alla scansione del codice QR. Per quanto riguarda il trattamento dei dati personali, dal momento che nei certificati verdi digitali vi sono dati medici sensibili, sarà garantito un altissimo livello di protezione. I certificati conterranno solo una serie limitata di informazioni necessarie, che non potranno essere conservate dai Paesi visitati. Tutti i dati sanitari rimarranno negli Stati membri che hanno rilasciato il certificato.

Il sistema dei certificati verdi digitali non richiederà la creazione e la manutenzione di una banca dati a livello dell’UE. I certificati sono collegati alla pandemia di Covid-19, per cui, nelle intenzioni, il sistema dei certificati verdi digitali sarà sospeso una volta che l’Organizzazione mondiale della sanità avrà dichiarato cessata l’emergenza di sanità internazionale. Nel caso in cui, sempre l’Oms, dichiari una nuova emergenza causata dal Covid-19 o da una delle sue varianti, il sistema potrebbe essere riattivato.

Il regolamento introduce inoltre alcuni principi di base: per esempio viene fissato in 180 giorni il periodo massimo di validità del certificato di guarigione. Ma un’altra domanda riguarda la durata dell’immunità vaccinale: quanto dura? Quanto quella garantita dai vaccini? Neanche i vaccini più potenti garantiscono un’efficacia del 100% contro l’infezione, e non è ancora del tutto chiaro (o almeno non lo è per tutti i vaccini) in che misura i vaccinati siano in grado di contagiare in modo inconsapevole i non vaccinati. Quindi il green pass dovrà probabilmente essere sempre aggiornato.

E al di fuori dall’Europa? Il discorso evidentemente si complica se si fa un discorso globale. Il turismo internazionale seguirà altri percorsi, per ora ovviamente non prevedibili. Ogni Paese si regolerà diversamente, sia per quanto riguarda il flusso turistico in entrata che in uscita. È impossibile prevedere quando tutte le frontiere saranno nuovamente Covid free, quando si potrà girare per il mondo senza limitazioni e preoccupazioni.