Tragedia del primo maggio, per Fiorentino si torna in Appello

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SORRENTO. Toccherà alla Corte d’Appello di Napoli stabilire la pena da infliggere a Marco Fiorentino per la tragedia del primo maggio 2007, quando Claudia Morelli Fattorusso e la nuora, Teresa Reale, morirono schiacciate dalla gru della ditta incaricata di montare le luminarie all’esterno della basilica di Sant’Antonino. La decisione è stata assunta dalla Corte di Cassazione che, oltre a ordinare la rideterminazione della pena per l’omicidio colposo, ha dichiarato prescritti gli altri due reati contestati all’ex sindaco: l’omissione d’atti d’ufficio e le lesioni colpose.

Definitivamente assolti don Peppino Esposito, all’epoca rettore della basilica di Sant’Antonino e committente dei lavori, e Francesco Lombardi, agente della polizia municipale in servizio nei pressi della chiesa al momento dello schianto.

La Cassazione ha anche confermato la pena di un anno e otto mesi di carcere inflitta dalla Corte d’Appello ad Aniello, Edoardo e Massimo Donnarumma, dipendenti della ditta impegnata nel montaggio delle luminarie e figli del titolare Francesco, morto durante il processo di secondo grado.

Per l’ex primo cittadino di Sorrento, dunque, la vicenda non è ancora chiusa. In primo grado, il Tribunale di Torre Annunziata lo aveva condannato a quattro anni e due mesi di reclusione. Successivamente la Corte d’Appello aveva ridotto la pena a due anni di carcere.

La sentenza della Cassazione, intanto, apre anche nuovi scenari. I giudici, infatti, hanno riconosciuto la responsabilità civile del Comune di Sorrento che, in quel tragico primo maggio, non avrebbe custodito adeguatamente la strada dove erano in corso i lavori. Di conseguenza l’ente di piazza Sant’Antonino dovrà risarcire le parti civili versando la somma che sarà stabilita al termine di un successivo giudizio. Per il Comune, che ha già sborsato 700mila euro a titolo di provvisionale, c’è il rischio di una pesante stangata.