Straordinaria scoperta di uno storico sorrentino

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SORRENTO. Ancora una volta è riuscito a dimostrare la sua eccezionale preparazione in merito alla storia patria e non solo. Studioso e storico di livello nazionale, Fabrizio Guastafierro stavolta è riuscito a mettere a segno un colpo che rivoluziona le nozioni in merito alla scomparsa dei templari. Di seguito riportiamo il testo dello studio condotto da Guastafierro, al quale vanno i nostri complimenti.

“La storia culminata con la tragica fine dei templari si arricchisce con una sensazionale novità grazie alla scoperta della vera identità di uno dei tre cardinali che concessero l’ assoluzione a Jacques de Molay (ultimo Gran Maestro dei cavalieri rossocrociati) e degli uomini che ricoprirono le più alte cariche dell’ Ordine prima di finire sui roghi di Parigi e prima della definitiva scomparsa dei templari stessi.

A dispetto di quanto quasi unanimemente si è ritenuto fino ad oggi, infatti, a concedere loro la remissione dei peccati, per delega di Papa Clemente V, – assieme a Bérenger Frédol, cardinale prete del titolo dei Santi Nereo e Rocco e ad Etienne de Suisy, cardinale prete del titolo di San Ciriaco in Therminis – non fu il Cardinale Landulfo di Sant’Angelo appartenente alla famiglia dei Brancaccio di Napoli, ma il cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria, Landulfo Vulcano (anzi Bulcano) di Sorrento.

La differenza, apparentemente marginale, ha viceversa una significativa importanza. A spiegarlo è Fabrizio Guastafierro, autore della scoperta, che a partire dal 13 giugno 2015, pubblicherà sul sito www.ilmegliodisorrento.com (solitamente dedito – oltre che alla storia locale – anche alla divulgazione di notizie che riguardano il turismo, le strutture alberghiere e quelle ristorative e commerciali della Terra delle Sirene) – con cadenza settimanale – i risultati dei suoi studi e delle sue ricerche.

Al riguardo, infatti, lo stesso Fabrizio Guastafierro dichiara: “Al di là degli aspetti squisitamente campanilistici che mi legano indiscutibilmente a Sorrento, la possibilità di identificare il Cardinale Landulfo di Sant’ Angelo con un appartenente alla casata dei Vulcano della città del Tasso, rappresenta una novità assolutamente rilevante per la ricostruzione della storia – ancora oggi poco chiara – culminata con la scomparsa di un ordine che accoglieva tra le sue fila le più nobili e valorose espressioni del medioevo.

Landulfo Vulcano, infatti, era personalmente legato al Re di Napoli Carlo II – ed alla casa reale angioina – che contrapponendosi a quella del Re di Francia Filippo “il Bello” (con cui pure era imparentato) – a quel tempo era senatore (ovvero governatore) di Roma; dominava sull’intero Mezzogiorno, esercitava il suo potere in Provenza e in Ungheria; deteneva (anche se solo ormai nominalmente) la titolarità del Regno di Gerusalemme; controllava direttamente o indirettamente buona parte dell’ Italia centro-settentrionale e del Delfinato ed includeva nei suoi territori anche quello di Avignone dove ebbe inizio, per l’ appunto, – proprio con Clemente V – la cosiddetta “cattività avignonese”.

E’ un particolare questo tutt’altro che secondario. Molti, infatti, per secoli hanno alimentato la leggenda della efficace maledizione lanciata da Jacques de Molay, mentre ardeva tra le fiamme, contro coloro che – a torto o a ragione – furono considerati responsabili tanto della sua morte quanto della scomparsa dei templari. In effetti tanto il re di Francia Filippo IV, quanto Papa Clemente V morirono realmente entro l’ anno successivo a quello del decesso dell’ ultimo “leader” dei celebri monaci – guerrieri. Questa circostanza è bastata per alimentare il mito della capacità dell’ ultimo Gran Maestro di colpire i suoi veri o presunti persecutori con una maledizione capace di essere equiparata ad una sentenza di “condanna a morte”.

A mio avviso, invece, molto più inquietanti sono le circostanze che hanno preceduto proprio la morte di Jacques de Molay. In epoche relativamente recenti la studiosa Barbara Frale (artefice della scoperta delle pergamene che riportano tanto le notizie relative alla concessione dell’ assoluzione ai vertici templari e dell’ inchiesta che fu condotta nella fortezza di Chinon) ha evidenziato alcune assurde particolarità. In particolare, l’affermata studiosa ha sottolineato che le famose bolle papali conosciute con il nome di “Faciens Misericordiam” (diretta al mondo ecclesiastico) e “Regnans in coelis” (diretta al re Filippo “il Bello” ed a tutti i sovrani cattolici), pur contenendo la notizia della concessione dell’ assoluzione impartita ai templari (tra il 17 ed il 20 agosto del 1308) erano pre-datate (12 agosto 1308) rispetto alla assoluzione stessa.

La qual cosa non può che generare sconcerto.

Ma sarebbe ancora niente se non fosse per il fatto che il già più volte citato Jacques de Molay (ed i più alti dignitari dell’ ordine) dopo avere confessato di avere commesso gravi crimini (in termini religiosi) – pur consapevoli delle conseguenze loro imputabili come relapsi (ovvero come nella condizione di chi ricade nell’ eresia, nel peccato o nell’ errore dopo averli abiurati) – avrebbero ritrattato le loro confessioni poco prima di essere dati alle fiamme. Perciò maggiore sconcerto, si prova nel rilevare che l’ epilogo del processo intentato dalla chiesa contro i templari (culminato con la proclamazione della bolla “Vox in excelso” con la quale, di fatto, il papa decretava la “soppressione” dei templari) e la loro condanna al rogo (decretata da Filippo IV di Francia nel mese di marzo 1314) sono stati preceduti dalla morte del re Carlo II di Napoli (primi di maggio 1309), da quella del cardinale Etienne de Suisy (Dicembre 1311) e da quella dello stesso cardinale Landulfo di Sant’ Angelo (ottobre 1312)”.

Avviandosi alle conclusioni, Fabrizio Guastafierro domanda: “”E’ possibile che tanti consecutivi decessi (tutti di una sola parte) abbiano influito sulla effettiva fine dei templari?”.
Rispetto a questo interrogativo la risposta proposta dallo studioso è una sola: “Inequivocabilmente si!!!!!”