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Rinvenuto un esemplare di Ghiandaia, consegnato al Wwf

ghiandaia

Era lì fermo, sul margine della strada del valico di Chiunzi, nel cuore del Parco Regionale dei Monti Lattari, immobile ed apparentemente in difficoltà. Ecco perché alcuni cittadini, che transitavano in auto, non hanno avuto esitazioni a metterlo in salvo dalle insidie della strada decidendo di toglierlo da quel posto insicuro e portarselo a casa. Nulla di più sbagliato.

Poi gli stessi cittadini, rientrati a Sant’Agnello, hanno deciso di rivolgersi al Wwf Terre del Tirreno che con sollecitudine ha recuperato il piccolo uccello fornendo le prime cure del caso. L’esemplare, un pullus di Ghiandaia (Garrulus glandarius) in buone condizioni, era affamato e richiedeva con rumorosa insistenza il cibo spalancando il becco. Dopo una prima visita l’animale è stato idratato ed alimentato con pezzetti di frutta, insetti e carne rossa, poi il viaggio verso Napoli al Centro Recupero Fauna Selvatica del Frullone, dove è stato affidato ai veterinari esperti per le cure in attesa della sua liberazione in natura.

“La storia è a lieto fine – racconta Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – ma deve farci comprendere come raccogliere un piccolo di uccello può non essere sempre utile per la sua salute. Spesso si ignora che sottrarre un giovane animale, talvolta solo apparentemente in pericolo o abbandonato, alle cure dei genitori nella delicata fase dell’apprendimento è la cosa peggiore che si possa fare in natura, anche se il nostro istinto, in buona fede, ci porta quasi sempre a farlo.

E’ facile, per lo più nel periodo di primavera avanzata, ma anche in estate, di imbattersi in cuccioli di animali, soprattutto nidiacei in primavera o sub-adulti in estate, ad esempio giovani gabbiani. Il fatto che il più delle volte essi rimangano immobili mentre li osserviamo o si facciano prendere con facilità, non vuol dire assolutamente che hanno bisogno del nostro aiuto. Se stanno immobili è perchè l’unica arma di difesa efficace che hanno è quella di non farsi notare e mimetizzarsi in natura. Accade infatti che i piccoli, appena cominciano a sviluppare le prime penne delle ali, abbandonino il nido senza essere ancora provetti volatori.

Fuori il mondo è pieno di insidie ed avversità. Ma è proprio questa la fase più delicata per la loro sopravvivenza futura. Raccogliere un giovane nidiaceo in questa fase potrebbe significare strapparlo alle cure dei genitori che invece li accompagneranno volata dopo volata verso l’autonomia. I nidiacei portati via e cresciuti in cattività avranno poi difficoltà a sopravvivere in natura se liberati. Inoltre potrebbero sviluppare il fenomeno dell’imprinting nei confronti dell’umano, pregiudicandone così il futuro.

Quindi il suggerimento che diamo se ci si imbatte in un giovane animale è di osservarlo attentamente e, se non presenta ferite, fratture o comportamenti anomali, di lasciarlo dov’è (ad eccezione dei giovani rondoni che una volta caduti non riescono a riprendere il volo, ai piccoli di pipistrello e ad altri casi) limitandoci a spostarlo dalla strada, adagiandolo in un luogo più tranquillo nei paraggi e contattando il Wwf per ulteriori consigli. Infine è fondamentale sapere che la detenzione di tutta la fauna selvatica è vietata dalla legge n. 157/92 e che quanto prima l’animale deve essere consegnato ad un ente autorizzato e competente”.