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Ricorso contro le condanne per il processo Boxlandia

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SORRENTO. Nelle intenzioni del comitato civico e di circa 3mila sottoscrittori di una petizione quel terreno doveva tornare ad essere un polmone verde per la città, diventando il Parco Giò Antonetti, dedicandolo così alla memoria dell’esponente politico e paladino dell’ambiente scomparso tragicamente nel 2013. Invece, quel giardino del vico III Rota devastato dalle ruspe resta, per ora, desolatamente spoglio perché ancora al centro di una complessa querelle giudiziaria.

Il Tribunale di Torre Annunziata ha stabilito che l’autorimessa interrata da 252 box non può essere costruita perché il permesso fu rilasciato senza rispettare il Piano urbanistico della costiera. Invece, secondo gli imputati, le condanne vanno annullate. La tesi è simile a quella già portata avanti in dibattimento in base alla quale il progetto, a differenza di quanto sancito dal Tribunale oplontino, rispetta il Put della penisola sorrentina.

Per questo, nei giorni scorsi, Adriano Bellacosa, Giuseppe Langellotto, Dario Perasole e Lucio Grande hanno deciso di presentare ricorso. I quattro attendono che sia fissato il giudizio di secondo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli. Imputati a vario titolo di falso e abuso d’ufficio, furono tutti condannati a un anno e 8 mesi.

Boxlandia

In Appello sarà battaglia. Le associazioni ambientaliste Wwf e Vas, attraverso gli avvocati Giovanbattista Pane e Giovanni Pollio, puntano a costituirsi nuovamente parte civile. Al centro del confronto tra le parti la legittimità dell’autorizzazione concessa dai commissari ad acta della Provincia di Napoli, Grande e Perasole, a favore del progetto che prevedeva i box nel fondo di Bellacosa attraverso i lavori dell’impresa Langellotto.

Grande e Perasole, in 34 giorni, rilasciarono il permesso superando il parere negativo della commissione edilizia comunale. “Una simile efficienza – scrivono i giudici – rasenta lo zelo e rappresenta elemento di sicuro rilievo. Il permesso è illegittimo perché le opere non sono conformi al Piano urbanistico territoriale dell’area sorrentina. Il fondo interessato ricade in zona territoriale 4 del Put che impedisce l’edificazione delle aree libere fatta eccezione per le attrezzature pubbliche”.

Il progetto prospettava la realizzazione di “parcheggi privati a futura pertinenzialità” con un permesso “che non menziona alcuna deroga”. Assume un ruolo preminente anche il preliminare di compravendita tra Bellacosa e Langellotto secondo cui sarebbe stata Edilgreen a vendere i box pagando a Bellacosa due milioni per l’acquisto del diritto di superficie del sottosuolo. L’unica condizione era l’ottenimento del permesso che, richiesto nel 2007 e negato dal Comune, viene rilasciato solo nel 2010 quando a occuparsene sono i commissari. “Tali elementi – scrivono i giudici di primo grado – dimostrano che Bellacosa aveva interesse al permesso. L’affare era troppo vantaggioso”.