Processioni a Sorrento, rituali che si ripetono fra turisti e fotografi


SORRENTO. Le processioni sono un appuntamento immancabile che porta in penisola sorrentina migliaia di visitatori ogni anno. La sacralità, i colori e le atmosfere che questo posto magico trasmette, ha permesso di trasformare una tradizione religiosa in un volano turistico importante.

Vedere le terrazze degli alberghi ed i tavoli dei ristoranti affollati da visitatori soddisfatti e incuriositi da tanta dedizione è una sensazione bella per tutti. A Sorrento la processione più affascinante e più sentita resta quella organizzata dalla Venerabile Arciconfraternita della Morte
- Processione del Cristo Morto. Oltre 200 uomini incappucciati che portano Gesu’ e la Madonna in giro per le strade del centro cittadino, tra flash di macchine fotografiche e una marea di persone che assistono silenziose. Un evento toccante e sentito da tutta la cittadinanza.

Ma dietro la processione nera ci sono storie e sfumature che molti non conoscono. Adulti e ragazzi che si incontrano ogni anno alle 18 per entrare in chiesa, dopo aver preso un caffè e fatto scorta di gomme e caramelle. La fila con il rigido controllo delle scarpe e la consegna della veste. L’attesa per andare in bagno e le sigarette fumate di nascosto ammassati vicino a una finestra.

Storie di momenti che si ripetono anno dopo anno, con qualche capello bianco in più, ma sempre con la stessa voglia di esserci, di far parte di quel rito che si rinnova. A un certo punto i confratelli richiamano l’attenzione e tramite un microfono organizzano l’ordine di uscita e la consegna dei vari fiocchi, martiri, lampioni e crocette.

C’è chi tenta di nascondersi e chi cerca di sembrare più alto, per provare a capitare in fila con qualche amico. Poi finalmente si parte. Via degli Aranci, il corso Italia, via Correale, il centro storico e poi la risalita, mentre ai lati delle strade i parenti cercano di inquadrare le scarpe del proprio caro. Il ritorno in chiesa è una liberazione.

A quel punto iniziano i più svariati tentativi di perdere tempo, per cercare di accaparrarsi un fiore benedetto. Già perché quel fiore per alcuni è come un tagliando da ritirare a fine sfacchinata, e si è disposti a tutto per averlo. Negli anni questo rituale ha creato non pochi problemi e spesso si è andati molto vicino alla rissa. Per evitare di danneggiare le statue si è deciso, pertanto, di far aspettare le persone al di la di un piccolo cancello, mentre i portatori del Cristo e della Madonna, mettono in sicurezza le statue.

In questo contesto non tutti rispettano questa organizzazione, infatti, in tanti provano ad inventarsi delle mansioni strane per attendere l’arrivo dei fiori in una posizione ottimale. Alla fine chi ne prende di più, solitamente, ne offre qualcuno (danneggiato) ai più sfortunati.

Storie di chi la processione la vive ogni anno, che sia lampione o crocetta, che sia prima o ultima fila, l’importante è esserci, sempre.