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Piscina ed altri abusi in un terreno a Sorrento, ordinata la demolizione

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SORRENTO. La presenza delle opere realizzate in violazione della normativa edilizia è emersa durante le verifiche successive alla frana che il 4 marzo del 2014 ha distrutto un tratto di via Fontanelle ed anche un’abitazione nella frazione del Capo di Sorrento. All’interno di una proprietà della zona è stata rilevata l’edificazione di una piscina di circa 70 metri quadrati con annessi locali tecnici, una struttura in legno chiusa da infissi in alluminio di circa 115 metri quadri destinata a taverna con tanto di forno a legna, una tettoia di copertura di uno spazio destinato ad uso deposito di 30 metri quadrati ed un’altra tettoia di 35 metri quadrati usata come ricovero per auto. A tutto ciò si aggiungono due murature in tufo parallele che hanno consentito di realizzare un viale interpoderale con varco carrabile e pedonale chiuso da un cancello in ferro ed un ulteriore varco delimitato da un cancello in legno e rete metallica. Presenti anche ulteriori due tettoie di circa 120 metri quadrati una e di 50 metri quadri l’altra.

Nei confronti dei proprietari del terreno dove risultano realizzate le opere (alcune delle quali già presenti nelle foto aeree della zona risalenti al 2003 e 2004 e perfino al 1998) è stato avviato già nel maggio del 2014 il procedimento amministrativo relativo alle strutture edificate illegittimamente, mentre a settembre dello stesso anno gli agenti della polizia municipale hanno effettuato un sopralluogo rilevando che il locale chiuso da infissi in alluminio era stato in parte rimosso e restava solo la pavimentazione sottostante. A questo punto, nel mese di ottobre uno dei comproprietari ha richiesto l’accertamento di compatibilità paesaggistica delle opere, ma a dicembre del 2015 la Soprintendenza ha espresso il proprio parere contrario dichiarando la “non compatibilità ambientale” delle strutture.

Poiché da allora al Comune di Sorrento non è stata trasmessa alcuna osservazione utile a dimostrare la legittimità delle opere, il funzionario dell’ufficio Antiabusivismo dell’ente di piazza Sant’Antonino, Daniele De Stefano, ha provveduto a dichiarare che tali “opere sono da ritenersi abusive in quanto eseguite in assenza di titolo abilitante e in dispregio al vincolo paesistico ambientale”. Pertanto il dirigente del settore, Antonino Giammarino, ha emesso nei confronti dei proprietari del fondo un’ordinanza che impone “di procedere, nel termine di 90 giorni decorrenti dalla data di notifica dell’ingiunzione, alla demolizione a propria cura e spese, di tutte le opere edili abusive, nonché alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi preesistente alla loro realizzazione”.

Lo stesso dirigente del Comune di Sorrento precisa che “prima dell’inizio delle intimate opere di demolizione e ripristino gli interessati dovranno trasmettere al riguardo, allo scrivente Dipartimento, la nomina del direttore dei lavori debitamente sottoscritta per accettazione, nonché la nomina dell’impresa edile incaricata e relativo certificato unico di regolarità contributiva (Durc). A ultimazione lavori dovrà essere trasmessa la certificazione di avvenuto ripristino.
Nel caso in cui le opere fossero sottoposte a sequestro penale, prima di procedere alla demolizione nei termini assegnati, occorre richiedere il dissequestro al competente Tribunale di Torre Annunziata, sezione Penale, avendo cura di comunicarlo cortesemente al Comune stesso”. Giammarino, infine, avverte che “trascorso inutilmente il termine fissato (dei 90 giorni), sarà disposta ipso jure l’acquisizione delle parti abusive”.