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Pesca in zona protetta, sanzioni da 4mila euro e sequestri

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Continuano i controlli da parte dei militari della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia a tutela della salute dei consumatori e per la verifica del rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di contrasto delle attività illecite lungo l’intera filiera della pesca, messi in campo dal capo del Compartimento Marittimo, Capitano di Fregata Guglielmo Cassone.

In particolare, nella mattinata di oggi, venerdì 13 ottobre 2017, è stato individuato e sanzionato un peschereccio professionale che aveva collocato una lunga rete da pesca di tipo circuizione nella Zona di Tutela Biologica denominata “Banco di Santa Croce”, del Comune di Vico Equense.

Dopo un’intensa attività di controllo ed appostamento, effettuata anche con l’ausilio di pattuglie terrestri prive dei contrassegni del corpo e di altri dispositivi di segnalazione, iniziata già alle prime luci dell’alba, il personale militare decideva di intervenire intimando al pescatore B.F. di 58 anni originario di Torre Annunziata, di interrompere immediatamente le attività in corso, di salpare la rete e di uscire immediatamente dallo specchio acqueo ricadente all’interno del cosiddetto “santuario dei pesci”, che ospita diverse specie sia animali che vegetali, tra cui il corallo rosso, difficilmente individuabile nel bacino mediterraneo.

Al termine dell’operazione, i militari procedevano al sequestro di quasi 100 chili di sarde ed alla formale contestazione nei confronti del comandante della suddetta unità delle violazioni alle norme in materia di pesca illegale, irrogando sanzioni amministrative per un totale di 4mila euro e confiscando tutti gli attrezzi utilizzati per l’illecita attività, oltre a sottrarre un totale di 14 punti sia sulla licenza di pesca ed sul titolo abilitativo del pescatore professionista.

L’intero quantitativo di prodotti ittici, dopo gli accertamenti condotti da personale veterinario dell’Asl Napoli 3-Sud di Castellammare di Stabia, intervenuti su esplicita richiesta dei militari della Capitaneria, veniva dichiarato adatto al consumo umano è, quindi, donato in beneficenza ad enti ed istituti caritatevoli, tra cui alcuni istituti religiosi della zona che si occupano della crescita di piccoli bambini con alle spalle famiglie disagiate.