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Matrimoni di stranieri a Capri, lettera al vescovo e norme in vigore nella diocesi Sorrento-Castellammare

Matrimoni-

L’Atex, l’Associazione turismo extralberghiero, ha inviato una lettera all’arcivescovo della diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia per il divieto esistente a Capri di celebrare matrimoni con il rito religioso per gli stranieri. Nel pubblicare la missiva precisiamo che il divieto non riguarda solo Capri, ma l’intera diocesi, quindi anche Sorrento, Castellammare di Stabia e tutti gli altri comuni. Inoltre, per dovere di cronaca, pubblichiamo nella parte sottostante la nota diffusa dal vicario diocesano, don Mario Cafiero, risalente al 2015, che contiene tutte le norme e le indicazioni per le nozze di coppie straniere nella diocesi.

La lettera di Atex all’arcivescovo:

Eccellenza Monsignor Alfano

Ci consenta di rivolgerle un appello dopo aver letto le Sue dichiarazioni sull’attuale divieto di celebrare matrimoni con rito religioso sulla isola di Capri. “Si tratta di restrizioni che avevo già trovato all’inizio del mio incarico e che abbiamo provato ad allargare per accogliere tutti i fedeli. Ci siamo resi conto che il senso del sacramento si era un po’ perso. Molti di quelli che chiedono di unirsi in matrimonio da noi pensano solo alla bellezza del luogo e non alla sacralità del momento”.
Ci sembra intuire, leggendo la prima parte della Sua dichiarazione, che Lei abbia provato a intervenire, senza successo, per eliminare questo divieto assolutamente anacronistico.
Forse il Suo intervento è passato un po’ sottosilenzio mentre avrebbe dovuto essere accompagnato dalla forza che gli avrebbe dato la stragrande maggioranza dei cittadini capresi, ignari di questa “regola”.
Ci riprovi.
Ora saremo tanti insieme a Lei.

Non condividiamo invece la Sua accettazione per il mantenimento di questa vera e propria ingiustizia, trovando come motivazione che gli stranieri che vogliono sposarsi a Capri lo fanno per la bellezza della location e non per la sacralità del matrimonio.

Questo però è valido per due sposi inglesi ma non per due sposi di Torino.

Ci chiediamo poi quale sia il “peccato” nel volersi sposare in una meravigliosa località per impreziosire il giorno più bello da ricordare.
E infine, lo stesso divieto dovrebbe allora esistere anche a Sorrento, Firenze, Venezia la cui bellezza è altrettanto straordinaria.
Eccellenza, ci aiuti ad eliminare un divieto che intristisce e che va in direzione assolutamente opposta al sentimento più nobile che esiste nel mondo cattolico:l’accoglienza

Sergio Fedele
Presidente Associazione Turismo Extralberghiero Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana
Graziano D’Esposito
Presidente Atex Isola di Capri

Di seguito la nota della diocesi sui matrimoni tra stranieri.

MOTIVI DI NECESSITÀ E DI CONVENIENZA PASTORALE PER L’ACCOGLIENZA DI
NUBENDI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE
Ad integrazione di quanto stabilito dal CJC, dal Decreto generale sul Matrimonio, dal Direttorio di pastorale familiare della CEI, dal Direttorio liturgico pastorale e dal Testo sinodale della nostra Diocesi, al fine di definire i “motivi di necessità e di convenienza pastorale” per l’accoglienza di nubendi provenienti da Diocesi non italiane e che intendono celebrare il loro Matrimonio nella Diocesi di Sorrento Castellammare di Stabia si definisce che gli stessi rispettino uno o più criteri di seguito indicati:
• entrambi i nubendi, pur essendo residenti all’estero, sono cittadini italiani iscritti all’AIRE
• uno dei nubendi è italiano e residente in Italia e l’altro appartenente ad altro Stato
• nel territorio della Diocesi sono residenti familiari e parenti di primo grado;
• nella parrocchia in cui si desidera celebrare il Matrimonio sono stati celebrati uno o più sacramenti dell’iniziazione cristiana di almeno uno dei due nubendi
• nel territorio della Diocesi dimora un familiare di primo o secondo grado gravemente infermo o impossibilitato a muoversi (viaggiare) per raggiungere il luogo della celebrazione
• nella parrocchia in cui si desidera celebrare il Matrimonio si intende fissare la residenza della famiglia dei futuri sposi
• uno o entrambi i nubendi appartengono a famiglie del territorio della nostra Diocesi emigrate negli ultimi 50 anni per esigenze familiari o per motivi lavorativi
• uno o entrambi i nubendi sono nati o hanno dimorato per almeno 12 mesi nel territorio della nostra Diocesi (provato da certificato storico di residenza) e sono emigrati all’estero per esigenze familiari o lavorative
• uno o entrambi i nubendi provengono da paesi esteri e sono immigrati regolarmente nel territorio della nostra Diocesi, dove hanno fissato la residenza, per motivi lavorativi o familiari.
CONDIZIONI PER L’ACCOGLIENZA DI MATRIMONI DI NUBENDI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE
1. Tutti i contatti con il parroco della parrocchia nella quale si intende celebrare il Matrimonio e con la Curia arcivescovile devono essere tenuti direttamente dai nubendi e non da loro intermediari (familiari, amici, agenzie, ecc.)
2. I nubendi devono presentare contestualmente una richiesta alla Curia e al Parroco della comunità in cui si intende celebrare il Matrimonio almeno 6 mesi prima della data prevista per la celebrazione; non è sufficiente che la richiesta venga inoltrata solo ad uno dei due interlocutori (Parroco e Curia) o al sacerdote/religioso responsabile della rettoria o del santuario nel quale di desidera celebrare la liturgia delle nozze
3. La nostra Curia, attraverso l’ufficio Matrimoni, valuta le motivazioni pastorali e le condizioni di necessità per una eventuale autorizzazione della celebrazione e comunica entro 1 mese dalla data di ricezione della richiesta se la stessa viene accolta o meno
4. Accolta la richiesta di celebrazione del Matrimonio nella nostra Diocesi si richiede che i nubendi incontrino almeno tre volte il parroco del territorio nel quale si intende celebrare il Matrimonio; gli incontri saranno di natura pastorale e finalizzati alla preparazione prossima della liturgia, fissando d’accordo con i nubendi il calendario degli incontri. Contestualmente a questi incontri i nubendi fisseranno uno o più incontri con il responsabile dell’ufficio Matrimoni per una verifica circa il completamento dell’istruttoria matrimoniale e la documentazione prodotta o da produrre.
5. Nel caso di richieste provenienti da nubendi residenti all’estero l’ufficio Matrimoni della Curia dovrà poter aver accesso ai documenti almeno due mesi prima della celebrazione così da poter richiedere per tempo l’eventuale documentazione mancante; questi stessi documenti dovranno essere corredati di una traduzione in italiano, autenticata dall’autorità competente
6. Nel caso di nubendi di lingua straniera gli stessi dovranno garantire per la celebrazione e per la validità giuridica della stessa la presenza al rito del Matrimonio di un officiante che conosca la lingua degli sposi.
APPENDICE
DOCUMENTAZIONE CIVILE RICHIESTA PER MATRIMONI PROVENIENTI DA DIOCESI NON ITALIANE
ad integrazione della documentazione prodotta dalla Diocesi di provenienza corredata del relativo Nulla Osta del proprio Ordinario Diocesano
A) Cittadini stranieri che intendono celebrare il Matrimonio in Italia:
• Nel caso di matrimonio concordatario: dichiarazione dell’autorità competente del proprio Paese
che, giusta le leggi cui è sottoposto, nulla osta al matrimonio (libertà di stato);
• Nel caso di matrimonio canonico dopo il civile: certificato originale del rito civile di matrimonio contratto nel proprio Paese.
B) Cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) che intendono celebrare il Matrimonio in Italia:
• Nel caso di matrimonio concordatario: certificato di eseguite pubblicazioni civili richiesto all’Ambasciata/Consolato d’Italia nella nazione in cui si risiede
• Nel caso di matrimonio canonico dopo il civile: certificato originale del rito civile di matrimonio civile contratto nello Stato in cui si ha la residenza o in un altro Stato.
In ogni caso, la celebrazione avvenga secondo i criteri di sobrietà e di ecclesialità. La nostra Chiesa con forza ricorda ciò il direttorio di pastorale familiare indica come criterio a riguardo: la celebrazione delle nozze “è anche un momento di festa, un incontro di famiglia e di amici. Ma la festa non è il lusso e non si identifica con lo spreco”.
Alla celebrazione vissuta nella sobrietà corrisponde la modalità della gratuità come ulteriore segno della credibilità della Chiesa che “annuncia, celebra e testimonia” l’amore gratuito di Dio. Gratuità che si esprime nel non imporre alcuna tariffa per le celebrazioni liturgiche ma di voler accogliere solo le offerte che spontaneamente verranno versate alla cassa parrocchiale.