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La Pineta Le Tore di Sorrento nel degrado, appello Wwf – foto –

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SORRENTO. La Pineta de Le Tore con i suoi 526 metri sul livello del mare è il punto più alto della dorsale da Sant’Agnello a Punta Campanella e, con la sua splendida posizione geografica con vista sui due Golfi e sugli isolotti de Li Galli, è uno dei luoghi paesaggisticamente più belli della Campania. Si estende su un’area di circa 20 ettari ed è proprietà del Comune di Sorrento. La zona è inserita in un contesto di pascoli e impianti agricoli, con i quali costituisce i 100 ettari del Parco Territoriale previsto dal Piano Urbanistico del 1987, e ricade all’interno della rete Natura 2000, ovvero di un’area destinata alla conservazione della biodiversità e alla tutela degli habitat.

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L’ultimo intervento di manutenzione del bosco risale a dieci anni fa. Fu messo in atto dalla Comunità Montana nel 2009, previa un’analisi tecnica agronomica, e avrebbe dovuto avere come obbiettivo principale la rinnovazione della pineta da attuarsi tramite diradamento delle conifere e successivo reimpianto con specie latifoglie autoctone. Inutile dire che furono tagliati numerosi alberi, ma del rimboschimento promesso nemmeno l’ombra.

Oggi si riparla finalmente di questo polmone di verde e il Comune di Sorrento, dopo oltre un decennio di abbandono, intenderebbe attuare una “riqualificazione” dell’area tramite la società Penisolaverde e grazie a finanziamenti messi a disposizione dalla Città Metropolitana di Napoli.

Nel frattempo il bosco, tra affidamenti provvisori e discutibili con sperpero di denaro, versa in uno stato di indecoroso abbandono. Numerosi sono gli alberi morti o inclinati, oltre a quelli bruciati dall’incendio del 2017 e crollati a causa del forte vento nell’ottobre 2018. Tutto ciò ha indotto il Wwf Terre del Tirreno a scrivere al primo cittadino e all’assessore al Verde del Comune di Sorrento:

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“La situazione indecorosa della pineta Le Tore – scrive Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – costituisce, ormai da troppi anni, un pessimo biglietto da visita per tantissimi turisti stranieri che rappresentano una buona fetta dei frequentatori dell’area naturale. Sappiamo che la vostra amministrazione, a distanza di anni dai tanti appelli, si sta muovendo per l’individuazione di risorse indispensabili per il recupero e la riqualificazione di quello che è, di fatto, l’unico e ultimo polmone di verde pubblico rimasto in costiera sorrentina. Tuttavia la mancanza di pulizia e cura del bosco rappresenta, con l’arrivo dell’ennesima estate rovente, un grave fattore scatenante per il rischio incendi.

A distanza di tempo dagli ultimi incendi (2016 e 2017) sono ancor più evidenti i danni che le fiamme hanno provocato. La drammatica situazione degli incendi boschivi che hanno colpito l’intera nazione nell’estate del 2017 è stata assolutamente senza precedenti: in un solo mese (giugno) bruciarono 26mila ettari di boschi (200 ettari solo sul Vesuvio), il 12% del nostro patrimonio. Il risultato fu così devastante che neanche un bombardamento in guerra avrebbe realizzato meglio. Nell’ennesimo anno delle temperature da record e della siccità, effetti del Global Warming – ampiamente previsti e prevedibili – il rischio ora che vengano appiccati nuovi incendi alle Tore è molto alto”.

Il Wwf ha chiesto, pertanto, un sollecito interessamento atto a pianificare, a partire da subito, operazioni di pulizia e controllo della pineta, mettendo in essere con urgenza ogni azione atta a prevenire e scongiurare nefasti futuri evitabili incendi!

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Il Wwf Terre del Tirreno in allegato alla nota ha diffuso anche una breve storia del rimboschimento de Le Tore:

Alterne vicende, sia ambientali che antropiche, hanno influito sul rivestimento vegetazionale della Pineta, che ha subito di volta in volta devastazioni e ricostruzioni.
Quasi certamente, fino ad epoche a noi vicine, il bosco “Le Tore” doveva essere un querceto di Quercus pubescens, con elementi della macchia sempreverde.
Con il volgere del tempo, si sono avuti continui processi di degrado, quali tagli, incendi e usi impropri, che hanno spinto l’Amministrazione comunale ad intervenire per valorizzare questa sua proprietà. Si apprende da una lettera del distretto forestale di Napoli del 18/11/1926 che la Pineta venne rimboschita con Castagno, Ontano napoletano e Pini mediterranei, in un periodo compreso fra il 1907 ed il 1913. I lavori proseguirono negli anni successivi e fino al 1921.
Purtroppo già nel gennaio del 1931, vennero accertate numerose infrazioni per pascolo abusivo e per tagli furtivi. La seconda guerra mondiale inferse il colpo di grazia a quanto ancora sopravviveva dell’antico rimboschimento. Pascoli e tagli abusivi, assenza di vigilanza e di interventi colturali ridussero Le Tore ad un cespugliato incolto, abbandonato al suo destino dallo stesso Ente proprietario. Finalmente, nel 1950, ebbero inizio i lavori per il ripristino del soprassuolo forestale; vennero seminate due specie di pini mediterranei: il Pino d’Aleppo (Pinus halepensis) ed il Pino marittimo (Pinus pinaster). Tuttavia, la giovane Pineta fu distrutta ancora una volta a causa del ciclone del 31/12/74 e fu quindi ricostituita dalla Forestale e dalla Comunità Montana della Penisola Sorrentina, con lo stesso tipo di Pini, anche se il Pino d’Aleppo è presente in maniera quasi irrilevante rispetto alla grande quantità di esemplari di Pino marittimo.

Nel 1994 la sua gestione fu affidata al WWF, con una convenzione prima annuale poi, dal 1999, quadriennale; ciò rese possibile l’istituzione di un vero e proprio Rifugio WWF. Vista la natura del Rifugio le Tore, polmone verde interno ad un contesto urbanizzato, la gestione dell’oasi era mirata soprattutto all’individuazione di modelli alternativi per la gestione di aree verdi. In questo contesto nasceva il tentativo di fare della Pineta un laboratorio multidisciplinare, in cui alla scuola ecologica all’aperto e alle attività tipicamente naturalistiche si accompagnava un nuovo modo di “vivere” la natura come scenario ispiratore delle più svariate occupazioni.
Dal 2003 la convenzione con il WWF non fu più rinnovata e l’oasi tornò terra di nessuno.
Il wwf si è da sempre fatto promotore di un progetto che prevedeva la graduale sostituzione dei Pini (Pinus pinaster) con specie diverse ed originarie dell’area mediterranea per ricreare il bosco misto ormai scomparso e un tempo presente. In questo modo, la Pineta avrebbe perso in parte le sue caratteristiche attuali, tra cui l’impianto eccessivamente “geometrico” dovuto alla presenza esclusiva dei Pini, accentuato dalla loro crescita in altezza, con tronchi longilinei e chiome piuttosto regolari e poco folte, a causa della loro vicinanza e quindi della scarsità di luce e d’acqua.
Altro aspetto peculiare, che denota la struttura “antropomorfa” della Pineta, è la sua estensione in lunghezza, marcata dalla presenza dell’ampio viale centrale, contro l’estensione irregolare di altri luoghi simili. I caratteri anzidetti, infatti, manifestano l’origine “artificiale” di questo luogo, concepito e creato dall’uomo, sia per motivi ambientali, sia per motivi di sicurezza: fare da scudo a calamità naturali quali il ciclone avvenuto nel 1974.