L’Osservatorio Banche e Imprese: La penisola sorrentina è in recessione

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SORRENTO. Che la crisi fosse arrivata anche nell’area sorrentina non era necessario lo dicessero gli esperti.

Già da tempo si registrano perdite di posti di lavoro e contrazioni nei consumi. Molte attività commerciali sono in crisi a causa degli elevati costi di esercizio che fanno da contraltare ad una diminuzione degli introiti. Tanto che si vedono sempre più negozi con le saracinesche abbassate. Ciò anche nelle zone più frequentate dello shopping.

Comunque, per rendere l’idea della portata della crisi l’Obi, l’Osservatorio Banche e Imprese, ha diffuso una serie di dati. Nell’ultimo anno la penisola sorrentina, comprendente i Comuni tra Massa Lubrense e Vico Equense, ha perso 51 milioni di euro di prodotto interno lordo. Solo Sorrento fa registrare una flessione del pil del 6 per cento, pari a 24 milioni di euro. Dati che riflettono la situazione esistente al 1998.

Nei prossimi anni, però, è prevista un’inversione di tendenza. Entro il 2016, si legge sempre nel rapporto dell’Obi, Sorrento dovrebbe riuscire a recuperare 36 milioni di pil, cifra che lievita a 72milioni se si considera l’intero comprensorio peninsulare. Numeri che, sebbene non rappresentino il superamento della congiuntura negativa, disegnano un quadro che andrebbe a riflettere la situazione economica relativa al 2004.

Ma quali sono i correttivi da attuare per il rilancio? “Occorrono sgravi fiscali sulle start-up e la riduzione dell’aliquota iva sui servizi turistici – ha suggerito Gaetano Mastellone, vicepresidente Obi –. Il comparto turistico regge solo grazie alle grandi capacità degli imprenditori, ma ha urgente bisogno di una politica di settore a livello tanto nazionale, quanto locale”.

Opinione condivisa da Antonio Corvino, direttore generale di Obi, secondo il quale “bisogna puntare sulle eccellenze e smetterla di destinare risorse a comparti e territori privi di capacità produttiva”.

Indicazioni che, si spera, vengano prese in esame dal nuovo governo varato ieri dal premier Enrico Letta.

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