Il Movimento 22 dicembre al sindaco: “Quando riaprirà il parco Ibsen?”

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SORRENTO. Con una lunga lettera indirizzata al sindaco Giuseppe Cuomo, il Movimento 22 dicembre, in occasione del 110esimo anniversario della morte del “padre” della drammaturgia moderna, Henrink Ibsen, chiede quando l’omonimo parco di piazza Antiche Mura tornerà “alla cittadinanza e ai suoi ospiti, specie a quei bambini per i quali era stato originariamente pensato, considerando che una generazione ha ormai potuto conoscere quell’area solo sbirciando dalle grate di un cancello chiuso”.

Ma non solo, il movimento “in occasione di questo mesto e silenzioso centodecimo anniversario ibseniano, chiede al primo cittadino e alla sua Giunta “quale sia il piano culturale che il nome di Ibsen suggerisce loro: letteratura, teatro e musica sono ambiti artistici che quel nome evoca con forza, per cui ci si domanda se e come lo si intenda valorizzare e potenziare come volàno del prestigio di Sorrento nel mondo”.

Qui di seguito, il testo completo della missiva trasmessa al sindaco Cuomo, che ripercorre tutte le fasi salienti della vicenda.

Per la riapertura del “Parco Ibsen” a Sorrento

Centodieci anni fa, il 23 maggio 1906, il padre della drammaturgia moderna ci lasciò: Henrik Ibsen si spense ad Oslo, la sua città d’adozione. Nacque nel 1828 a Skien, una cittadina norvegese con cui Sorrento è gemellata dal 2004. Perché questo legame? Perché il grande scrittore visse per alcuni periodi proprio a Sorrento: nel 1867 e poi ancora nel 1879 e nel 1881. Nella nostra città terminò la stesura di almeno due suoi capolavori: “Spettri”, espressione del suo teatro sociale, e “Peer Gynt”, commedia surreale straordinariamente celebre anche per le musiche, che furono composte da Edvard Grieg.

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Nell’ultimo decennio Skien e Sorrento hanno stretto i loro rapporti attraverso visite reciproche e, soprattutto, modificando la propria toponomastica: a Skien uno slargo è stato intitolato a Sorrento (anche se con qualche polemica locale, a giudicare dalla stampa del posto) e a Sorrento è stato aperto il “Parco Ibsen”.

Questo si trova nello spazio adiacente alle Antiche Mura Vicereali della città, ovvero in una posizione nobile e centrale. Secondo la Giunta comunale che lo progettò, il parco prevedeva “la realizzazione di un giardino orto botanico mediterraneo, di un’area gioco per i bambini, di un’area spettacolo e di una zona destinata a passeggiata ed a servizi attrezzati”, al fine di “riappropriarsi da parte della città di questo spazio per tanto tempo dimenticato con la realizzazione di un’area verde polifunzionale, che esalti la bellezza delle antiche mura caratteristiche e si ponga come primo passo per la riqualificazione di tutto il Vallone dei Mulini». Secondo il numero di “Fuori dal Comune”, il bollettino di quella Giunta, da cui sono tratte queste informazioni, il cuore del progetto sarebbe stata «un’area giochi per bambini, una sorta di giardino incantato abitato da figure magiche e benefiche, costituite da sculture in ferro e legno che oltre ad evocare immagini fantastiche e fiabesche sono anche “sonore” in grado di coinvolgere i bambini che attraverso il gioco, imparano a conoscere le caratteristiche dei suoni, il ritmo e la musica”.

Ora, qui sarebbe lungo ripercorrere tutta la storia di quel progetto, di come fu poi effettivamente realizzato e, soprattutto, gestito, specie perché poi la vicenda è scaduta in una lunga e logorante disputa legale. La realtà è che il parco dall’aura fiabesca non è mai stato realizzato, che un bar-ristorante s’è imposto al suo interno e che una controversia con i gestori ne ha imposto la chiusura alla cittadinanza. Sono anni, ormai, che il “Parco Ibsen” è abbandonato a se stesso, aggredito dalle erbacce e dalle intemperie, tristemente serrato da un cancello sempre più arrugginito. Così come sono già cinque anni che il cosiddetto “Henrik Ibsen Day”, istituito da una Giunta successiva, è stato sontuosamente annunciato, ma poi realizzato solo una volta.

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Oggi, in questo centodecimo anniversario della morte del grande scrittore norvegese, illustre ospite della nostra terra, la questione che si pone è triplice: urbanistica, finanziaria e strategico-culturale.

Urbanistica, perché non si ha idea di cosa intenda fare l’amministrazione sorrentina di quello spazio, prima oggetto di grandi sforzi progettuali ed economici, poi miseramente trascurato per anni, di fatto sottratto alla popolazione, almeno per la sua ampia area verde.

Finanziaria, perché la chiusura del Parco costa denaro ogni giorno, sia in termini di mancato affitto, sia perché, secondo una transazione del 2012, il Comune avrebbe rinunciato a 192mila e 500 euro di canoni di concessioni non versati.

Strategico-culturale, infine, perché il nome di Ibsen è eterno, stimola la riflessione e l’arte, incita alla contemplazione del bello e del giusto, alimenta relazioni internazionali, ovvero tutti valori che Sorrento ha saputo curare nei secoli e che, ancora oggi, rappresentano la traccia del suo futuro più promettente.

Il Movimento “22 dicembre – Sorrento” chiede all’amministrazione, pertanto, non se, ma quando il “Parco Ibsen” tornerà alla cittadinanza e ai suoi ospiti, specie a quei bambini per i quali era stato originariamente pensato, considerando che una generazione ha ormai potuto conoscere quell’area solo sbirciando dalle grate di un cancello chiuso. Inoltre, in occasione di questo mesto e silenzioso centodecimo anniversario ibseniano, il Movimento “22 dicembre – Sorrento” chiede al sindaco e alla Giunta quale sia il piano culturale che il nome di Ibsen suggerisce loro: letteratura, teatro e musica sono ambiti artistici che quel nome evoca con forza, per cui ci si domanda se e come lo si intenda valorizzare e potenziare come volàno del prestigio di Sorrento nel mondo.

In attesa di risposte, e sperando che non passino altri anni, ci affidiamo alle parole dello stesso Ibsen, parole che, chissà, forse gli furono ispirate proprio dall’atmosfera della nostra città, dove concluse “Spettri”, uno dei suoi capolavori:

“È stato solo un sogno, Osvald, un sogno orribile ma niente di più… tutte queste cose spaventose, questi incubi, queste angosce te le sei solo immaginate, tesoro mio, sono solo un brutto scherzo della fantasia e della stanchezza… sai, queste emozioni, questa eccitazione, queste tensioni, così, tutte in una volta… ti sei affaticato, ti sei stancato troppo e così ti hanno scosso, ti hanno un po’ sconvolto… ma adesso sei qui con me, con la tua mamma, e puoi riposarti, tesoro mio, puoi rilassarti, e vedrai che tutto si aggiusterà, che starai bene, che sarai felice…”.