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Il Comune ha 2 mesi per autorizzare la Ceps a costruire 48 alloggi

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SORRENTO. Il Comune era obbligato a definire il procedimento per la realizzazione del piano di edilizia sociale in via Atigliana. E’ quanto ha stabilito il Tar dichiarando illegittimo il silenzio dell’ente di piazza Sant’Antonino, che non ha rilasciato il permesso di costruire 48 alloggi alla Cooperativa edilizia penisola sorrentina (Ceps). Ora gli uffici hanno 60 giorni di tempo per sbloccare la pratica altrimenti subentrerà un commissario che sarà chiamato a firmare i provvedimenti necessari per costruire quegli appartamenti attesi da più di vent’anni.

Una vicenda che porta in primo piano anche i problemi legati all’emergenza abitativa che da tempo affligge Sorrento, dove sono sempre meno gli alloggi a disposizione delle famiglie. Un fenomeno reso ancora più pesante dal boom dei bed and breakfast: i proprietari di case sfitte preferiscono ospitarvi i turisti anziché stipulare contratti di locazione con persone in cerca di un tetto.

Emergenza avvertita già nei primi anni Novanta, quando i soci Ceps acquistarono un suolo di circa 11mila metri quadrati in via Atigliana, con l’obiettivo di costruirvi le loro case. Coinvolte 61 famiglie di operai, impiegati e pensionati. A febbraio 2012 la Ceps presentò l’istanza con cui chiese al Comune il via libera per la realizzazione degli alloggi. Nonostante il parere favorevole della Soprintendenza e l’autorizzazione paesaggistica, però, l’ente pubblico non ha rilasciato il permesso di costruire né firmato la convenzione indispensabile per realizzare gli appartamenti.

Un silenzio ingiustificato visto che, come si legge nella sentenza del Tar, “il Comune aveva l’obbligo di provvedere con un atto espresso e motivato”. Anche perché l’operazione avrebbe permesso all’amministrazione di incassare circa 300mila euro. Ora il Comune ha due mesi di tempo per rimediare se non vuole che sia un commissario ad adottare i provvedimenti indicati dai giudici. In quel caso, ci potrebbero essere ulteriori conseguenze. Il Tar, infatti, ha trasmesso la sentenza alla Procura regionale della Corte dei Conti che potrebbe essere chiamata a far luce sul mancato incasso dei 300mila euro.