Forestale e Wwf a caccia di bracconieri

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Cattive abitudini, oltre che illegali, dure a morire. Sono i cosiddetti richiami acustici, ovvero riproduttori elettronici di versi di uccelli i quali, piazzati nelle ore notturne, hanno il compito di attirare la fauna selvatica che il cacciatore di frodo andrà ad uccidere con comodo alle prime ore dell’alba. Un inganno, tra i tanti, alla fauna selvatica che, ancora un volta, ci rimette penne e peli.

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In particolare a pagarne le conseguenze sono le quaglie, che già nelle prime giornate di settembre iniziano a migrare dai Balcani e dalle sconfinate pianure dell’est europeo dirette a sud. Purtroppo una volta giunte presso le coste della nostra penisola vengono attirate da centinaia di dispositivi di richiamo illegali, posizionati dai bracconieri per catturarne un gran numero contribuendo, con tale pratica, al declino della specie.

I sofisticati dispositivi sono dotati di timer che ne regolano l’accensione durante le ore notturne, collocati su alberi, all’interno di recinzioni o saldamente corazzati dentro casseforti metalliche chiuse con lucchetti e incatenate ad alberi. Il danno che queste attività producono alle popolazioni di migratori è elevatissimo, se si considera che nelle giornate più idonee vengono attirati da un solo richiamo ed abbattuti fino a 40 esemplari.

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In prima linea, assieme al Wwf, a contrastare il bracconaggio vi è il Corpo Forestale dello Stato che continua a svolgere la sua preziosa funzione a tutela della natura e della biodiversità. Per tutta la nottata di ieri controlli e pattugliamento antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia agli ordini del comandante ispettore Raffaele Starace, assieme alle guardie ed ai volontari del Wwf, hanno portato all’individuazione e allo smantellamento di numerose postazioni per il richiamo delle quaglie e al sequestro degli impianti elettronici (altoparlanti, batterie, cavi elettrici, timer e quant’altro) allestiti nel Parco Regionale dei Monti Lattari in località Monte Vicalvano, Colli San Pietro a Piano di Sorrento e Monte Faito a Vico Equense.

Per sfuggire ai controlli degli agenti della Forestale e alle guardie del Wwf, che si appostano vicino ai dispositivi in ore di paziente attesa, i bracconieri si organizzano con dispositivi sempre più sofisticati talvolta regolabili a distanza tramite radio o telefono cellulare. Le attività di indagine della Stazione Forestale di Castellammare di Stabia per individuare i bracconieri sono ancora in corso e proseguiranno per l’intera stagione venatoria.

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“Le postazioni dei bracconieri che oggi individuiamo – spiega Claudio d’Esposito del Wwf penisola sorrentina – sono al passo con i tempi: rigorosamente blindate in casseforti chiuse da catene e catenacci e con sofisticati impianti azionati da timer. Un tempo veniva utilizzata la classica autoradio con cassettina a nastro che riproduceva in “loop” il verso dell’uccello da catturare, oggi invece troviamo schede elettroniche con pen-drive e dispositivi azionabili a distanza. Le robuste casseforti, nascoste nel sottosuolo della montagna, saldate ad arte e cementate nella roccia, sono allestite per evitare che il prezioso contenuto venga sottratto anche dagli stessi cacciatori rivali. L’uso per la caccia dei richiami elettromagnetici ed elettrici è vietato, ma evidentemente non per taluni cacciatori che ritengono di poter impunemente infrangere la legge e depredare, a proprio piacimento, l’avifauna migratoria cospargendo le montagne di centinaia di metri di fili elettrici interrati al suolo e nascondendo le casseforti bunker. All’indomani dell’emergenza incendi, che ha ridotto in cenere una parte enorme del nostro prezioso patrimonio boschivo e naturale, il bracconaggio alla fauna migratoria, praticato nelle residue aree scampate alle fiamme, appare ancora più devastante.

In tale ottica – conclude d’Esposito – assume ancor più importanza l’azione di contrasto che il Corpo Forestale dello Stato, col suo organico limitato ed in totale autonomia, rispondendo con passione e professionalità agli appelli dell’associazione del panda, offre da sempre. Riteniamo che la sua sancita soppressione, col millantato intento far risparmiare alle casse dello Stato, eliminerebbe uno dei pochi e ultimi baluardi posti a tutela della natura e dell’ambiente”.