Falco pellegrino ferito da bracconieri a Sorrento

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SORRENTO. Se da un lato l’Italia tutela la fauna come bene indisponibile dello Stato e protegge alcune specie, tra cui i rari rapaci riconosciuti come utili e vulnerabili ed alcuni a rischio estinzione, dall’altro, di fronte all’esercito delle doppiette che scorrazzano impunemente per le nostre campagne, non attua nessuna forma di controllo o reale repressione del fenomeno diffuso del bracconaggio. E quando si tratta di recuperare questi preziosi animali impallinati da sparatori senza scrupoli, da vagabondi armati con licenza di uccidere, comincia il solito tam-tam di telefonate.

La legge 157/92 attribuisce alle Regioni il compito di “emanare norme in ordine al soccorso, alla detenzione temporanea ed alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà” (Art. 4 comma 6). La Regione Campania ha infatti di recente “legiferato” e disciplinato la materia sollevando chiunque dalla responsabilità di recuperare, maneggiare, trasportare e gestire fauna selvatica in difficoltà, associazioni ambientaliste comprese, lasciando tutte le “competenze” esclusivamente al Servizio Veterinario Locale delle Asl col compito di accettazione e recupero degli animali, ed alla Polizia Provinciale e Corpo Forestale dello Stato (quest’ultimo poi esonerato dall’incombenza con una circolare regionale) con l’onere del trasporto degli animali feriti o in difficoltà al Cras il Frullone di Napoli, unico centro in Campania specializzato alla cura e riabilitazione di animali selvatici. In pratica si attribuiscono compiti ed oneri alle stesse forze dell’ordine che lo Stato ha deciso frettolosamente di smantellare.

E’ apprezzabile come tali corpi di polizia “ambientale” continuino a prodigarsi nella tutela dell’ambiente nonostante le “promesse” di smantellamento dietro l’angolo e gli esigui mezzi a disposizione degli stessi.

“Dall’apertura della stagione venatoria di richieste di soccorso e di aiuto ne sono arrivate decine alla nostra associazione – racconta Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno – di giorno, ma spesso in tarda serata o anche di notte e soprattutto in giornate festive, quando è ancora più difficile ottenere un qualsiasi intervento. Anche stavolta appena è arrivata in sede l’ennesima chiamata da Sorrento, che ci allertava di un animale in difficoltà, ci siamo precipitati per coordinare il recupero. Giunti in un’abitazione di via Atigliana, di fronte a noi, immobile su di un tavolo, col suo inconfondibile cappuccio nero, ci osservava uno stupendo esemplare di falco pellegrino (falco peregrinus) con un evidente problema all’ala destra e senza un artiglio ad una zampa. Il falco era precipitato dall’alto ed era stato raccolto nel cortile dell’abitazione. Appartenente a specie di grosso valore di conservazione e ambientale, il falco pellegrino, un animale fiero e dall’aspetto regale un tempo usato in falconeria, con la sua velocità di oltre 320Km/h che raggiunge in picchiata durante la caccia è il più veloce tra tutti gli animali.

Visto che il servizio veterinario dell’Asl dopo le 19 era chiuso abbiamo deciso di prenderlo in custodia al Wwf provvedendo ad idratarlo, alimentarlo ed accudirlo per la notte in un ambiente idoneamente riscaldato. La mattina successiva lo abbiamo consegnato all’Asl competente che ha immediatamente contattato la Polizia Provinciale per il trasporto al Frullone. In serata abbiamo effettuato diverse telefonate ai veterinari del Frullone, per conoscere lo stato di salute dell’animale, apprendendo però con sorpresa come non fosse ancora giunto a destinazione”.

L’animale è stato recuperato, infatti, solo il tardo pomeriggio del giorno dopo da una pattuglia della Polizia Provinciale giunta dopo circa 30 ore dalla richiesta di soccorso. Laconica la giustificazione data dalla centrale operativa: “facciamo il possibile per salvare tali animali ma al momento della richiesta non c’erano auto disponibili!”.

Spesso accade che ci siano “altre priorità” e l’animale rischia di giacere, soprattutto in concomitanza di festività, per giorni e giorni chiuso in una scatola nella reception dell’ufficio veterinario dell’Asl, in attesa dell’agognata pattuglia dei soccorritori. Un gabbiano la scorsa estate ha dovuto attendere ben 6 giorni prima di essere recuperato. Un gheppio invece non ce l’ha fatta ed è morto chiuso nel suo “pacco” prima della spedizione.

“E’ pazzesco – aggiunge d’Esposito – questi animali è come se non li proteggesse nessuno. Imbecilli di doppietta armati gli sparano allegramente, fanno il tiro al bersaglio, con controlli quasi zero della caccia, fatte salve le incursioni dei volontari Wwf e del Corpo Forestale dello Stato, mentre centinaia di fantomatiche guardie delle associazioni venatorie tutto fanno fuorché controllare la caccia in penisola sorrentina. E quando tali uccelli atterrano al suolo imbottiti di pallini e noi li raccattiamo è il solito scarica-barile. Mentre lo Stato si sta dando da fare per smembrare e distruggere, assieme alla Polizia Provinciale, anche il glorioso Corpo Forestale dello Stato”.

Ora che il falco è finalmente giunto al Centro di Recupero Il Frullone di Napoli, ci auguriamo solo che dopo le cure riesca a riacquistare la libertà.