Elezioni politiche: vince l’ingovernabilità. Boom per Grillo primo partito alla Camera, eccezionale rimonta di Berlusconi con la coalizione di Bersani avanti di un soffio

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Solo nella notte si è delineato un quadro realistico del risultato sancito dalle urne. Il centrosinistra vince alla Camera per una manciata di voti, circa 125mila.

Ciò consente alla coalizione guidata da Pier Luigi Bersani di conquistare il premio di maggioranza ed ottenere 340 seggi, contro i 124 che il Viminale assegna al centrodestra. Ma la vera sorpresa di questa tornata elettorale è il Movimento 5 Stelle. Grillo ottiene la maggioranza relativa a Montecitorio raggiungendo il 25,55 per cento dei voti, contro il 25,41 del Pd. I grillini sono la terza forza con i loro 108 deputati.

Decisamente sotto le attese il risultato del Centro di Monti, che si attesta poco oltre il 10 per cento, conquistando appena 45 scranni alla Camera. Resta fuori anche il presidente uscente di Montecitorio, Gianfranco Fini. Con lui non entrano in Parlamento anche Ingroia e Di Pietro ed Oscar Giannino.

Se alla Camera dei Deputati, grazie al premio di maggioranza del 55 per cento, il centrosinistra può contare su numeri sufficienti, al Senato la situazione è ben diversa.

Nella corsa per Palazzo Madama le liste che fanno capo a Bersani, seppur ottenendo circa 280mila preferenze in più rispetto alla coalizione di Berlusconi, al momento si vedono assegnare dal ministero dell’Interno appena 2 seggi di vantaggio, 119 contro 117. Ciò in virtù della differente attribuzione dei premi di maggioranza, che per il Senato avviene su base regionale e non nazionale. Il centrodestra, quindi, conquistando le principali Regioni, ottiene, almeno per ora, quasi gli stessi seggi del centrosinistra. Anche a Palazzo Madama il Movimento 5 Stelle è la terza forza del Paese, con il 23,79 per cento dei voti e 54 senatori. Monti si ferma al 9,13 per cento, riuscendo a portare a casa 18 seggi.

È uno scenario complesso quello che si delinea, quindi, al termine della consultazione elettorale. La vittoria va certamente all’antipolitica. Un quarto degli italiani non è andato alle urne, mentre un altro 25 per cento ha scelto di votare per Grillo, che è l’emblema della lotta contro la politica tradizionale. Bersani vince, ma non sfonda. In meno di un mese Berlusconi è riuscito a rosicchiare al centrosinistra quasi 10 punti percentuali di consensi, arrivando a sfiorare la vittoria alla Camera ed ottenendo, almeno per ora, quasi lo stesso numero di senatori.

In questa situazione non è chiaro come si possa dare vita ad un governo stabile. Difficile, se non impossibile, ipotizzare una grande coalizione tra Bersani e Berlusconi. Grillo, dal canto suo, ha già fatto sapere che respinge ogni ipotesi di “inciucio”, facendo capire che non intende fare da stampella a nessuno. I seggi di Monti sono, di fatto, ininfluenti.

Ora si attende l’attribuzione definitiva dei seggi, che dovrebbe avvenire nelle prossime ore, per avere il quadro definitivo della situazione politica italiana. Certamente la questione è complessa e toccherà al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tentare di dipanare la matassa durante le consultazioni. Non si può escludere che, nel caso non si riesca a formare un governo stabile, nel giro di qualche mese si debba ritornare alle urne. Magari dopo aver eletto il nuovo Capo dello Stato – il mandato di Napolitano, infatti, è in scadenza – e tentato di modificare la legge elettorale in vigore.

L’unico dato certo è quello che viene dai mercati finanziari. L’ingovernabilità che si profila in Italia, infatti, ha gelato le borse di tutto il mondo, con dubbi per la tenuta dell’euro e lo spread che si avvicina nuovamente ai 300 punti.