Concessioni dei lidi, necessaria la gara: I timori dei gestori

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Le concessioni delle spiagge italiane vanno messe a gara e quindi è illegittima la proroga generalizzata fino al 31 dicembre 2020 prevista dalla normativa nazionale. La recente sentenza della Corte europea di giustizia si abbatte come un fulmine a ciel sereno sulle 1.180 aziende balneari che operano in Campania e che vedono sfumare il sogno di continuare a gestire per i prossimi 4 anni i beni demaniali senza doversi confrontare con ipotetici rivali.

Gli imprenditori del settore chiedono al Governo di intervenire con urgenza per ridurre gli effetti della decisione. Che si basa sul principio della tutela della concorrenza e sull’obbligo di rispettare la direttiva Bolkestein. All’articolo 12 in particolare si legge: “Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento”.

In pratica dispone che, “l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami”.

Sulla base di tali principî, sottolineano i giudici europei, “il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un’adeguata pubblicità)”. Inoltre precisano che “la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione”.

Una serie di argomentazioni che però non convince Riccardo Scarselli, presidente onorario del Sindacato italiano balneari con delega ai Rapporti comunitari. “L’impresa turistica — dice — ha il suo nucleo di sviluppo e di affermazione in un progressivo e continuo investimento, teso a fidelizzare l’utente e a migliorarne il rapporto carpendo le esigenze sempre più particolari, abbinando il relax agli interessi più vari delle differenti generazioni di consumatori. Non può quindi la continuità dell’impresa balneare essere sostituita da appalti temporanei di gestione e conduzione che ne limiterebbero il progressivo investimento e quindi il perfezionamento della qualità nell’offerta dell’accoglienza in spiaggia, unica per il lungo tempo di permanenza del consumatore e per l’immagine turistica del paese”.

Scarselli, quindi, lancia un appello: “Il Governo si adoperi per consentire la sdemanializzazione e l’acquisto dei beni in concessione da parte dei balneari”. Sulla vicenda interviene anche Federalberghi. “Chiediamo a Renzi — dice il presidente Bernabò Bocca — che il piano strategico nazionale di sviluppo del turismo restituisca la necessaria tranquillità agli operatori. Auspichiamo, inoltre, una tutela speciale per le concessioni demaniali che sono strettamente collegate a imprese che operano su suolo non demaniale: privare un albergo della possibilità di accesso alla propria spiaggia significa condannarlo a morte sicura”.