Chiusura posta Sant’Agata, interviene l’Archeoclub

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MASSA LUBRENSE. La chiusura dell’Ufficio Postale di Sant’Agata sui due Golfi, oltre a creare apprensione per l’utenza, sta provocando anche le reazioni di chi vede in questo un passo indietro per la storia stessa della penisola sorrentina. In particolare abbiamo ricevuto una lettera dell’Archeoclub di Massa Lubrense corredata da alcune foto molto eloquenti che testimoniano come le Poste siano presenti a Sant’Agata da un secolo esatto ed ora, per una mera questione economica, viene soppresso un servizio che ha segnato 100 anni di vita della frazione collinare.

Di seguito la nota dell’Archeoclub con le immagini che ci hanno trasmesso.

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È incredibile, è come festeggiare un centenario con una bella cassa da morto! Sì, perché la prima foto (qui di fianco, ndr) in allegato, datata 10 febbraio 1917, a firma del direttore Don Nicola Persico, su carta intestata ‘Amministrazione delle poste e dei servizi elettrici’ ci suggerisce degli interessanti spunti di riflessione: primo, l’ufficio postale di Sant’Agata non fungeva da sola ‘ricevitoria postale’ ma anche da ‘punto telegrafico ed elettrico’, uno dei pochi in penisola; punto due, il direttore, Don Nicola Persico, si era speso per la vendita di 15 biglietti di una lotteria ‘Pro combattenti’ (nei locali che occupa oggi l’Archeoclub, comprese le altre ali dello stabile “Il Quartiere”, trovavano ricovero i veterani e i reduci della prima guerra mondiale); il documento testimonia di un tentativo di vendita di 15 biglietti, dei quali vengono restituiti 9 “pel tempo breve” avuto per sistemarli.

Chi era don Nicola? Oggi è pressoché sconosciuto, ma se cercate su internet immagini d’epoca di Massa Lubrense e della Penisola Sorrentina, troverete proprio le fotografie fatte dal direttore. Se sullo scaffale di casa avete il libro di Enzo De Martino “Massa Lubrense nelle immagini delle cartoline d’epoca”, sappiate che tutte sono di don Niculino.

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Secondo la testimonianza della nostra cara Elisabetta Aversa, aveva tutta l’attrezzatura per fare fotografie, e per la sua anima da fotografo professionista, voleva che la luce fosse perfetta, che i chiaroscuri fossero quelli cercati, che il particolare rendesse quanto si aspettava: insomma, non era un tipo da selfie. Amante del nostro paese, cultore delle lettere, uomo di strada e di chiesa, don Nicola ha amministrato l’ufficio postale fino a quando questo si spostò di fianco al bar Centrale, come si vede nella seconda foto (quella a sinistra, ndr).

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L’ultima foto, quella che raffigura l’auto postale nel momento dell’arrivo (immagine a destra, ndr), come curiosamente riporta la didascalia, ci dice che l’ufficio postale in questione era all’ingresso del corso, quasi a testimoniarne il ruolo di primo piano che ebbe durante le due guerre mondiali.

Il Banco di Napoli arriva tardi in penisola, dopo la notissima Banca Popolare della penisola sorrentina di Tommaso Astarita: nonostante il primato deve condividerne il medesimo destino? Ci sembra davvero una nemesi da evitare: come dire, ripetere un errore ci sembra davvero intollerabile! L’ufficio postale di Sant’Agata ha una storia centenaria che dovrebbe essere valorizzata, magari integrata con i documenti che l’archivio comunale custodisce, non certo recidendola in nome di un principio economico che l’Archeoclub non è disposto ad accettare quale metro unico con cui prendere decisioni.

Si potrebbe rispondere alla direzione centrale su molti punti, attaccando la decisione con argomenti di scienza logistica, di microeconomia, così come di allocazione delle risorse su un territorio a densità disomogenea; noi preferiamo farlo da amanti del patrimonio culturale: l’ufficio postale di Sant’Agata è un pezzo di storia. Basterebbe questo in un paese che sa cosa significa conservare la memoria.