Box di via Rota, parla l’ingegner Massimo Adinolfi:”Permessi in regola”

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SORRENTO. “L’iter per la realizzazione di un’autorimessa nel fondo agricolo di vico Rota si snodò regolarmente”. Sono le parole dell’ingegner Massimo Adinolfi di Salerno, ascoltato come teste di parte per gli imputati, secondo cui: “I permessi sono in regola, anche il vincolo idrogeologico è stato rispettato, lì era zona R1”.

Fra gli imputati Adriano Bellacosa, ex assessore all’ambiente della Provincia di Salerno, componente del Cda della Fondazione Ravello, e proprietario del terreno dove dovevano sorgere i 252 box, Giuseppe Langellotto, amministratore della società Edilgreen che richiese il permesso per la costruzione dell’opera, e infine Lucio Grande e Dario Perasole, i due commissari ad acta della Provincia di Napoli che accordarono l’autorizzazione per gli interventi.

Sono tutti accusati di abuso d’ufficio e falso ideologico. Già costituite parti civili due associazioni ambientaliste della penisola sorrentina, il Wwf, rappresentato dall’avvocato Gianni Pane e i Vas, Verdi Ambiente e Società, rappresentati dall’avvocato Johnny Pollio.

Il sostituto procuratore Mansi integrò il capo d’imputazione iniziale, che per tutti e quattro gli imputati era solo di abuso d’ufficio, contestando loro anche l’ipotesi, ciascuno per il ruolo ricoperto nella vicenda, di falso ideologico in concorso. Consistito, secondo l’impianto accusatorio, in una falsa dichiarazione, quella che attestava la conformità del permesso rilasciato al Piano Urbanistico Territoriale della penisola sorrentina, il cosiddetto Put, legge della Regione Campania n. 35/87, e al Puc del Comune di Sorrento, che seppure non ancora adottato in via definitiva, era da considerarsi vigente a tutti gli effetti.

Il presidente del collegio Maria Rosaria Aufieri ha rinviato il processo a gennaio.