L’Area marina Regno di Nettuno riparte da Punta Campanella

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Proteggere non significa vietare. Proteggere, quando si parla di ambiente, significa tutelare e consentire a tutti di godere di un ecosistema in modo consapevole. Riparte l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Riparte col piede giusto, con la consapevolezza cioè che la difesa del mare, e dei suoi fondali, è un valore aggiunto importantissimo per le isole di Ischia e Procida. Superare prestissimo la gestione legale affidata alla Capitaneria di Porto e avviare tutte quelle attività che un ente di tutela deve svolgere per garantire la sua stessa sopravvivenza. Questa la mission affidata dal ministero dell’Ambiente all’ammiraglio Arturo Faraone, direttore marittimo della Campania.

I debiti accumulati sono stati in qualche modo ripianati, almeno quelli certificati, e ora si può guardare al futuro con maggiore fiducia e, soprattutto, con la consapevolezza che, appunto, difendere non vuol dire solo vietare. I risultati di questo lavoro avviato sono stati resi noti oggi durante una conferenza stampa. Con l’ammiraglio Faraone c’era il direttore dell’Amp, Antonino Miccio (che guida anche il Parco di Punta Campanella); quello della Stazione zoologica Anton Dohrn, Vincenzo Soggiomo e il consigliere regionale Francesco Borrelli in rappresentanza del vice presidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola.

Si riparte, dunque. “E questo è l’obiettivo che si sta perseguendo – ha detto Faraone – grazie alla collaborazione con l’Area Marina Protetta di Punta Campanella e con la Stazione Zoologica Anton Dohrn. Una sinergia istituzionale che, con l’aiuto della Regione e dei Comuni, può portare a benefici rilevantissimi anche sul piano economico”. Già, il ruolo della Regione. Borrelli è stato chiaro: “la Regione è pronta a svolgere un ruolo di coordinamento nella gestione e anche ad entrare direttamente nella gestione stessa. Per questo, però, è necessario che i Comuni ritirino i ricorsi presentati contro la gestione legale decisa dal ministero per l’Ambiente. La Regione c’è e ci sarà – ha sottolineato Borrelli – ma occorre la collaborazione di tutti”.

Dopo otto anni di paralisi pressoché totale; dopo litigi, bracci di ferro, ingerenze, denunce, querele, ricorsi; dopo il disinteresse generalizzato degli operatori turistici, dopo il vuoto totale, finalmente si stanno riannodando le fila per portare anche alle isole di Ischia e Procida i benefici che l’Amp di Punta Campanella ha portato ai Comuni della penisola sorrentina. E l’esempio che bisogna seguire sul versante occidentale del Golfo deve essere proprio quello seguito tra Sorrento e Positano. E l’arrivo di Antonino Miccio alla guida dell’Amp Regno di Nettuno è un’indicazione precisa del ministero per l’Ambiente e della Regione Campania che in questa direzione bisogna andare: l’ottimo lavoro svolto da Miccio a Punta Campanella, dove resta direttore, ha convinto i più che è lui l’uomo giusto al posto giusto.

“Ho affrontato questa sfida – dice Miccio – con la consapevolezza che il lavoro da fare è tanto ma con la certezza che le potenzialità del Regno di Nettuno sono tantissime. In questi primi mesi – aggiunge – abbiamo cercato di sistemare la parte burocratica. Ora ci dedichiamo al mare, al posizionamento delle boe di delimitazione delle varie aree, al varo di tutte quelle iniziative che possono aiutare l’Amp Regno di Nettuno a decollare”. Cinque le zone di salvaguardia da delimitare, ognuna con specifiche caratteristiche. Si va dalla zona A di riserva integrale che comprende la zona occidentale di Vivara e quella nei pressi della secca della Catena, alla zona D riservata esclusivamente alla salvaguardia dei mammiferi. Anche il ripopolamento ittico, infatti, alla fine finisce per portare benefici enormi perché incentiva altre specifiche attività legate al turismo.

Miccio ha dalla sua un percorso già fatto. Anche in penisola sorrentina, come si ricorderà, l’istituzione dell’Amp fu osteggiata inizialmente. Più che delle iniziative per anni si è parlato dei litigi campanilistici tra i singoli Comuni. Quello che, in pratica, è accaduto per anni al Regno di Nettuno. Litigi, bracci di ferro, paralisi. E poi debiti per mancati versamenti, insomma un disastro di tali dimensioni che con decreto ministeriale del 17 aprile 2015 l’Amp Regno di Nettuno è stata sottratta alla gestione del consorzio di cui fanno parte sette comuni (Ischia, Barano, Casamicciola, Serrara Fontana, Forio, Lacco Ameno, Procida) e affidata alla gestione commissariale del comandante della Capitaneria di Porto di Napoli.

“Una decisone indispensabile – spiega Miccio – per creare i presupposti di una ripartenza. Mi sono reso conto in questi mesi che l’Amp Regno di Nettuno ha potenzialità molto ma molto più grandi di quelle di Punta Campanella. C’è bisogno, però, di superare i dissidi e lavorare tutti insieme. Ora  i presupposti ci sono, credo che in pochi mesi si potrà uscire dalla gestione commissariale e puntare con decisione a un ente funzionale, autonomo, capace di promuove le coste di queste sue incantevoli isole”.

Per uscire dalle secche determinante è stato anche l’aiuto della Stazione zoologica Anton Dohrn. “Non potevamo sottrarci e non ci siamo sottratti – ha spiegato il direttore Saggiomo – fornendo tutte le indicazioni scientifiche che ci sono state richieste. Il Regno di Nettuno è un paradiso violato. Non possiamo assistere ad altre violenze. È il mare che il principale attrattore turistico delle isole di Ischia e Procida. Senza mare neanche esisterebbero. Bisogna prendere coscienza di questo. Tutelare il mare significa tutelare il futuro di queste isole”.