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Volpe fugge dalle fiamme ma viene investita, salvata da band di musicisti

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L’incendio del Faito e dei Monti Lattari è proseguito per tutta l’estate, senza tregua. E’ stato l’inferno: uno scenario apocalittico. Le fiamme, divampate sulle montagne per oltre un mese, hanno mandato in fumo migliaia di ettari di boschi nel cuore del Parco Regionale dei Monti Lattari. Il verde cupo ha ceduto il passo al grigio della cenere e al regno del carbone. Lo Stato è apparso assente, distratto e incompetente come non mai. Uno spettacolo orrendo e l’incapacità dimostrata di controllare il territorio. Solo l’attesa pioggia ha frenato, per ora, la tragedia in atto.

“Pinete e boschi anche secolari, che hanno impiegato anni a crescere, sono andati completamente distrutti in pochi istanti – racconta Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno -. Tanto ci hanno messo le fiamme a ridurli in un cumulo di cenere. Angoli di paradiso, trasformati in inferno. Un danno inestimabile. Ma per la conta dei danni è ancora presto. Oltre all’aria diventata irrespirabile e la distruzione della flora spontanea, sono ingenti le perdite anche della fauna selvatica. Moltissimi animali sono morti arrostiti. Durante gli incendi tanti animali fuggono terrorizzati.

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Così cinghiali e volpi sono stati avvistati correre all’impazzata, poiane e corvi volare disorientati. Gli animali, selvatici e domestici, capiscono da dove arriva il fuoco e, se non sono intrappolati, si spostano riuscendo a sopravvivere. Ma altri, i più lenti e giovani, purtroppo non ce la fanno. E’ il caso di lepri, faine, martore, ricci, rettili, api e insetti oltre a piccoli uccelli che sono stati rinvenuti senza vita. Alcuni uccisi dalle inalazioni di fumo, dalle alte temperature o dall’assenza di cibo e acqua, altri arsi vivi da quelle fiamme che hanno distrutto il loro habitat senza lasciargli alcuna via di scampo”.

Tra gli animali sfuggiti alle fiamme, è stata rinvenuta una giovane volpe che scappata dal fuoco (che devastava le montagne di Pimonte) non è riuscita però ad evitare l’urto drammatico con un’autovettura che ha proseguito noncurante sulla sua strada. Dietro l’auto fortunosamente transitava un furgone con alcuni ragazzi di un gruppo musicale di ritorno da un concerto in penisola sorrentina. La malcapitata volpe è stata immediatamente soccorsa dai ragazzi che hanno ben pensato di chiedere aiuto nel cuore della notte, tramite chat, al Wwf Terre del Tirreno. Contattato il presidente dell’associazione hanno poi provveduto a consegnare l’animale prima dell’alba presso la sede di Meta.

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La giovane volpe, una femmina, si presentava con traumi agli arti posteriori e visibilmente debilitata. La mattinata successiva si riusciva ad organizzare una staffetta con la Polizia Metropolitana di Napoli che si precipitava su Castellammare di Stabia, dove i volontari e le guardie del Wwf consegnavano l’esemplare ferito per il successivo trasporto al Centro Recupero Animali Selvatici del Frullone di Napoli.

“Il dramma degli animali negli incendi a volte è difficile da comprendere – conclude Claudio d’Esposito – ma più che spendere tante parole le immagini spesso parlano da sole. Lo sguardo di quella tenera volpe, che mi fissava a chiedere aiuto senza riuscire a muoversi, mi resterà impresso tra i ricordi per sempre. Si è fatta accarezzare e non ha tentato minimamente di mordere. E li chiamano dispregiativamente “animali infestanti”? Loro capiscono tutto di noi, siamo noi che abbiamo dimenticato il loro linguaggio. Di fronte a certi drammi c’è da sentirsi completamente impotenti. A volte non è facile andare avanti, ma so che la volpe non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo animale che avrà bisogno del nostro aiuto.

Ora è al Frullone. La prognosi resta riservata, forse subirà un delicato intervento. E pensare che tutta questa distruzione è opera dell’uomo? Nel frattempo un esercito di doppiette già si aggira in lungo e in largo tra la cenere, grazie all’apertura anticipata della caccia programmata in quasi tutte le Regioni, contro ogni ragione scientifica e buon senso, grazie ad una classe politica miope che sembrerebbe aver dichiarato guerra alla Natura in Italia, e che vorrebbe forse i cieli d’Italia vuoti rendendo concreto lo scenario preconizzato dal grande scrittore americano Jonathan Franzen: “Emptying the skies”.

L’Ispra aveva detto fermate la caccia per l’emergenza siccità e incendi. Invece le Regioni hanno consentito le pre-aperture della stagione venatoria, ad esempio per una specie come la tortora, che è in calo del 50% negli ultimi vent’anni in tutta Europa. E’ una cosa che va fermata. Le istituzioni, il governo ed il ministero dell’Ambiente prendano posizione e intervengano con i poteri sostitutivi.

“Non è possibile, in questo momento, con una superficie bruciata di oltre 125mila ettari (pari al Comune di Roma) consentire l’apertura della stagione venatoria addirittura con due settimane di anticipo. E’ necessario invece sospendere l’attività venatoria: a fronte di una grave aggressione alla biodiversità, non si può consentire di cacciare. Poi andrebbe posto un blocco immediato ai tagli dei boschi cedui sopravvissuti e all’eliminazione degli alberi nelle città, rifugi preziosi dell’avifauna. Infine va assolutamente rivista la riforma Madia che ha cancellato il Corpo Forestale dello Stato, con i suoi 7000 uomini, creando uno “spezzatino di competenze” che ha fatto la drammatica differenza nel contrasto e spegnimento degli incendi boschivi”.