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L’ad di Msc Crociere Gianni Onorato: “Assumeremo 36mila persone”

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Una o due navi nuove ogni anno fino al 2026. Una scommessa da 11 miliardi di euro e da 36mila nuovi posti di lavoro. Msc Crociere ha fiducia nel futuro. Una fiducia concreta perché le navi stanno già arrivando (tre negli ultimi due anni) e, soprattutto, perché i dati dicono che il suo posizionamento nel mercato del turismo crocieristico è vincente.

Gianluigi Aponte

Gianluigi Aponte

Gianni Onorato, amministratore delegato di Msc Crociere, riassume il segreto di questo successo nella gestione della compagnia che, nonostante una crescita rilevantissima in tutto il mondo, è rimasta vincolata al nucleo familiare dell’armatore Gianluigi Aponte.

“Settantamila dipendenti, trenta miliardi di dollari di fatturato complessivo eppure in questa famiglia non ci sono mai stati dividendi. Gli utili si reinvestono, le decisioni sono rapide, il comandante Aponte ha un solo obiettivo: garantire il lavoro ai suoi dipendenti sparsi in tutto il mondo”.

Con l’arrivo di Msc Seaview aumenta ulteriormente l’offerta nel Mediterraneo?
“Il Mediterraneo è il nostro mare ed è evidente che vogliamo crescere molto qui. Le aspettative sono importanti. I dati ci dicono che nel 2019, complessivamente, cresceremo del 28%, ben oltre il mercato”.

E il Mediterraneo?
“Il settore Crociere nel 2018 movimenterà complessivamente nel Mediterraneo e in particolare nei porti italiani, 11 milioni di passeggeri. La fetta di Msc sarà di 3 milioni. Nel 2019 Msc Crociere passerà a 4 milioni mentre il settore arriverà solo a 11,5 milioni. Insomma Msc incrementerà talmente tanto che riuscirà ad invertire la contrazione complessiva del mercato facendola diventare un incremento dell’intero settore Italia”.

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Msc Seaview

Msc Seaview avrà un ruolo rilevante?
“Certo, rilevantissimo. Noi prima degli altri abbiamo capito che bisogna incrementare l’offerta, offrire nuove soluzioni, nuove possibilità. E grazie alla dinamicità del gruppo, a scelte mirate e rapide siamo riusciti ad ordinare nuove navi in tutti i grandi cantieri europei. Il piano industriale di Msc Crociere arriva a 11 miliardi di euro, avremo navi nuove a getto continuo fino al 2026”.

Ogni nuova nave è come aprire un nuovo stabilimento industriale: 1500 posti di lavoro a bordo e un indotto sul territorio rilevantissimo.
“Assumeremo altri 36mila dipendenti che si sommeranno agli attuali 70mila. I nostri punti cardine in Italia sono Genova, Napoli e Sorrento ma abbiamo uffici disseminati in tutto il mondo. Basti pensare che siamo presenti in 155 Paesi. E poi c’è l’indotto. Solo in Italia, per le nuove navi investiamo 3,5 miliardi su Fincantieri. Si tratta di cifre che generano ricadute sul territorio rilevantissime”.

Già, le ricadute sul territorio. Msc Seaview per tutta l’estate toccherà ogni settimana Genova, Napoli, Messina.
“Una scelta precisa. Sono città dove si manifesta sempre di più la crescita complessiva del sistema turismo. Genova, Napoli e Messina non solo solo porti attrattivi per i nostri crocieristi stanno diventando sempre di più hub di imbarco iniziale. Questo significa che funzionano le città, gli aeroporti, le ferrovie, le autostrade. È l’intero sistema che cresce. E i benefici sono enormi. Noi calcoliamo che ogni crocierista spende in media cento euro in una città. Se poi, questa è la città di imbarco la cifra lievita ulteriormente. E poi c’è un altro dato rilevantissimo: chi viene in Crociera, mediamente torna in vacanza nella città dove è arrivato con la nave dopo due anni. Questi flussi sono stati studiati, sono frutto di indagini approfondite che meritano riflessioni attente anche da parte degli amministratori locali. La Crociera non è la nave ferma in porto, ma quello che l’arrivo della nave genera complessivamente. Lei ha parlato di stabilimento industriale. È proprio così, ogni nuova nave è uno stabilimento che produce ricchezza per l’intera economia del Paese”.

Il territorio come risponde? C’è la giusta consapevolezza di questa forza?
“Purtroppo la consapevolezza non è diffusa come dovrebbe soprattutto a livello centrale. L’economia del mare, complessivamente, incide sul Pil per l’8%. Possibile che non si capisce che questo settore, il mare nel suo insieme, merita un’attenzione particolare, un riferimento nel governo preciso. Le dinamiche internazionali in questo settore cambiano continuamente, c’è bisogno di conoscenze dirette, approfondite. È necessario un punto di riferimento costante, un ministero insomma. Speriamo che il nuovo governo recepisca questo bisogno”.

di Antonino Pane da Il Mattino