Al Castello Giusso viaggio alla scoperta dei segreti dell’Universo

Castello-Giusso

VICO EQUENSE. Dalle dimensioni infinitamente microscopiche del bosone di Higgs alle sterminate distese dei deserti cileni che ospitano i più grandi telescopi al mondo in grado di rilevare dati fino ai confini dell’Universo. Continuano gli appuntamenti di assoluto prestigio scientifico in vista della XVIII edizione del “Premio Capo d’Orlando” organizzata dal Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo per venerdì 6 maggio.

Giovedì 5 maggio, alle ore 9:30, nella Sala convegni del Castello Giusso, si svolgerà la conferenza sul tema “On the road – Guardando il cielo” tenuta da Paola Catapano, giornalista scientifica del Cern di Ginevra, autrice e conduttrice televisiva Rai nonchè autrice dell’omonimo documentario che sarà proiettato nel corso dell’incontro.

Il convegno, moderato dal giornalista Antonino Siniscalchi, si aprirà con i saluti di Umberto Celentano, direttore del Museo Mineralogico Campano. All’evento, che si avvale dei patrocini dell’Istituto Banco di Napoli Fondazione, del Comune e dell’Azienda di soggiorno di Vico Equense e di vari sponsor privati, con la collaborazione del Castello Giusso, sono attese numerose scuole della penisola sorrentina di ogni ordine e grado, tra cui anche il liceo scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento, che ha collaborato anche all’allestimento dell’attigua mostra “Arte e scienza: 30 opere di artisti internazionali illustrano la scoperta del bosone di Higgs al Cern” che resterà aperta fino a venerdì sera.

Nel corso della mattinata, sarà mostrato agli studenti il viaggio alla scoperta del deserto di Atacama in Cile, sito in cui sono installati i telescopi dell’Eso, l’Osservatorio astrale europeo. Un luogo arido e spettrale, che ricorda un’ambientazione marziana o lunare, habitat però ideale per la rilevazione di immagini nitide provenienti dallo spazio grazie all’atmosfera fredda e priva di umidità ad oltre 5 mila metri sul livello del mare. Qui fioriscono dal nulla 66 parabole che, combinate elettronicamente tramite tecniche interferometriche, riescono a dare una risoluzione pari a quella di un unico telescopio del diametro di 16 chilometri, catturando le deboli radiazioni provenienti dalle regioni più fredde dell’Universo. Nello stesso luogo, è inoltre in corso di realizzazione una sfida sempre più grande, la costruzione dell’Eelt, il telescopio più grande mai realizzato, che nel 2024 sarà in grado di arrivare ai confini dell’Universo per sondare la presenza di pianeti simili alla Terra ed eventuali tracce di forme di vita.