Accademia del mare, i ritardi della Campania

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Il Nord? Si vede dall’istruzione. E, soprattutto, dalla capacità di cogliere le opportunità. E così mentre a Genova si premia l’Accademia del mare per l’ottimo livello raggiunto nella preparazione superiore dei marittimi, a Napoli sono passati più di due anni dalla promessa autorizzazione della Regione, senza che questa sia mai arrivata. In Confitarma gli armatori fanno i conti, ma le somme non tornano. E il più preoccupato di tutti è il neo presidente Mario Mattioli, campano, costretto a guardare alla sua terra di origine e ad allargare le braccia di fronte ad un progetto che non riesce a decollare.

Confitarma è partner dell’Accademia di Genova e guarda ai risultati con soddisfazione. I diplomati degli istituti nautici e degli istituti professionali frequentano corsi finalizzati all’occupazione immediata. Pratica, soprattutto pratica, in modo da andare a bordo con le idee chiare sul lavoro da fare. I corsi non sono gratuiti, tutt’altro. E il costo grava in parte sui frequentanti ed in parte sugli stessi armatori. A Genova visti i risultati si può dire che è una scommessa vinta.

La stessa scommessa fu giocata anche sulla ruota di Napoli insieme all’Unione degli industriali, ma qui l’estrazione non è mai avvenuta. Per far partire il progetto di Confitarma, infatti, serve un atto formale della Regione. Promesso più di due anni fa, non è ancora arrivato. E ora si guarda all’opportunità persa e ai ritardi registrati. Una richiesta formale avanzata dagli armatori di Confitarma, guidati dall’allora presidente Manuel Grimaldi, insieme all’Università Parthenope e agli industriali di Napoli. Doveva essere tutto pronto in tre mesi assicurò il governatore e invece è tutto fermo.

Ma come mai questo ritardo? Dalla Regione un vero e proprio no non è mai arrivato. Tutto sembra inceppato nel palleggiamento tra assessori diversi che sommano deleghe confinanti. Insomma ci sono confini netti tra istruzione, formazione e lavoro dove, invece, tutto dovrebbe essere gestito in un solo ambito così come avviene in altre Regioni con risultati certamente più concreti. È vero, in Campania i tre assessorati fanno riferimento ad una sola direzione generale; ma è anche vero che i fondi comunitari e regionali quelli sono, e ogni assessore cerca di tirare acqua al suo mulino.

A Napoli, o meglio a Torre Annunziata, un Its c’è con alle spalle due scuole di cui una con certificate tradizioni marinare che è il Nino Bixio di Piano di Sorrento. Troppo poco per Confitarma che vuole giovani preparati secondo i suoi standard. Un panorama che relega lo shipping campano in retroguardia nonostante la secolare tradizione e, soprattutto, il rilevante apporto economico. In Confitarma la delusione è tanta proprio perché non si riesce a capire che la risorsa mare potrebbe dare ancora tantissimo di più.

Eppure i tentativi di creare un settore formativo adeguato alle esigenze marittime sono stati tanti e tutti più o meno falliti. Come non ricordare il lavoro fatto per mettere in rete tutti gli Istituti nautici regionali, molti dei quali, tra l’altro, con storie straordinarie. Oppure come non soffermarsi su quelle vere e proprie furberie che sono diventati i corsi di aggiornamento richiesti per il personale navigante. Timbri, domande ma soprattutto pagare per poter lavorare. Un settore, questo, dove le Capitanerie di Porto e la magistratura sono già intervenuti ma, purtroppo, dove si continuano a rilasciare certificati di salvataggio in mare, con prove di nuoto in piscine dove nessuno si tuffa.

di Antonino Pane da Il Mattino