Una stagione da incorniciare negli occhi lucidi del San Paolo

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Un San Paolo agghindato come nelle grandi occasioni accoglie gli azzurri nell’ultima uscita stagionale casalinga. Si respira aria di festa in casa Napoli, tra fuochi d’artificio ed un boato targato “Champion’s” che squarcia il cielo di Fuorigrotta.

 

Il popolo partenopeo saluta i propri beniamini, protagonisti di una cavalcata trionfale, in una stagione dai tanti record. Il rimpianto di non essere stati all’altezza di una Juventus stratosferica è già alle spalle, ora si guarda al futuro.

Napoli e Siena scendono in campo senza grandi obblighi. Il Napoli dall’alto di un secondo posto blindato qualche giorno prima a Bologna, ed il Siena da una retrocessione arrivata in via aritmetica qualche ora prima, con il pari a reti bianche tra Genoa ed Inter.

La partita è comunque gradevole, con gli azzurri proiettati in attacco a sostegno del Matador Cavani, regolarmente in campo per impreziosire il proprio bottino in campionato. E’ il Siena però, a sorpresa, a passare in vantaggio al 36’ minuto con Grillo, all’esordio in serie A, dopo svariate occasioni sciupate dagli uomini di Mazzarri.

Il secondo tempo è tutt’altra storia. Rabbiosa la reazione del Napoli, che proprio non ci sta a perdere davanti ai 50.000 che popolano gli spalti, tra cori, sciarpe ed entusiasmo. Ed eccolo, allora, il ventottesimo centro, 28 avete capito bene, di Edinson Cavani in campionato. Lo vedi giocare così, e leggendo in settimana tutte le cattiverie sul suo conto non puoi che storcere il naso. Come fa un tifoso azzurro a concepire l’addio di un calciatore così? Maledetto business, maledetti soldi. Il napoletano è orgoglioso, assorbe offese ed ammortizza amarezze in maniera unica al mondo, ma proprio non ci sta di fronte al pensiero di perdere il centravanti che lo fa divertire ogni domenica. In altre piazze certe cose si vivono meglio, ma non in questa. Non in una città in ginocchio, sotto tanti aspetti, che rivive memorabili gesta dopo oltre vent’anni, e dimentica tutti i soprusi, tutte le ingiustizie, che ne caratterizzano la storia, recente e passata, ogni volta che lo vede esultare sotto la curva, con quella maglia tirata e quasi stracciata dal petto. No, una cosa del genere ad un napoletano non la si può chiedere.

Poi al minuto 63’, sette minuti dopo la meravigliosa, e meritatissima, standing ovation che il San Paolo tributa a Gianluca Grava, entra in campo Marek Hamsik, e gli occhi del pubblico cominciano a brillare come tante volte è accaduto quest’anno. “Capitan futuro” è il simbolo, assoluto, di questa squadra. Innamorato del Napoli, ma soprattutto di Napoli, reincarna tutto ciò in cui un tifoso crede, tutto ciò per cui ci si sveglia ogni domenica con un solo colore in mente, quello del cielo. Domenica prossima salirà a 262 presenze, aggancerà Panzanato, ed entrerà di diritto nella “top ten” dei giocatori con più presenze con questa maglia, la sua maglia. E allora, come nelle favole, quelle che ti raccontavano da ragazzino, quelle in cui il “buono” alla fine trionfava contro ogni logica e razionalità, ci proiettiamo al minuto 93’. Palla in verticale di un ottimo El Kaddouri, geniale intuizione di Pandev e, voilà, tocco sotto mancino, a battere Pegolo, dello slovacco. Come nelle favole, appunto.

E’ il capitolo finale, tra le mura amiche, di un’annata storica che proietta di nuovo la squadra ed il popolo partenopeo nell’ambiente elitario della Champion’s League. Un miracolo che è impossibile non attribuire a Walter Mazzarri, nonostante le tante voci sul suo possibile addio a fine stagione. Roma ed Inter sono alla finestra, lui dice di doverci ancora pensare e nel frattempo manda il suo vice, Frustalupi, in conferenza stampa. Napoli attende, De Laurentis meno, e comincia già a guardarsi intorno con la speranza però, non tanto celata, di poter trattenere il tecnico che ha ridato una caratura internazionale ad una squadra che, appena nove anni fa, annaspava in serie C, o Lega Pro, che dir si voglia. Napoli li aspetta, e spera.

Vedremo come andrà a finire.

A.P.

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