Un albero morto “rubato” per adornare il nuovo giardino pubblico

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Salvare dal rogo un albero ormai morto per trasformarlo in arredo per un nuovo giardino pubblico. La vicenda, in realtà nemmeno tanto intricata, ci viene raccontata dal presidente del Wwf Terre del Tirreno, Claudio d’Esposito. Tutto nasce da un furto con complici insospettabili.

“Cosa ci facevano la notte del 15 dicembre dell’anno scorso in giro per le strade di Sorrento, prima che albeggiasse, un giardiniere, un esperto manovratore di ruspa ed il presidente in persona del Wwf Terre del Tirreno? Chi quella notte si è svegliato alle prime luci dell’alba ha potuto notare un insolito “trafugamento” di legname, o meglio, di un grosso tronco adagiato dietro la chiesetta di Santa Lucia, a Sorrento.

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Il tronco morto di un secolare esemplare arboreo di fico quella notte è stato risparmiato dalle fiamme del tradizionale falò, a cui era destinato, grazie alla disponibilità del parroco della chiesa di Santa Lucia, don Franco Maresca e all’interessamento dell’assessore di Sorrento, Raffaele Apreda. Una volta avuto l’assenso anche dei cepparoli della sagra è bastato coinvolgere il bravo giardiniere di Sant’Agnello ed il suo fido aiutante con lo scavatore e l’improbabile trasloco in una notte si è concretizzato.

La richiesta era venuta proprio dallo stesso presidente del Wwf Terre del Tirreno che, accortosi della presenza dello spettacolare tronco, pronto per essere fatto a pezzi e gettato nel tradizionale “ceppone”, ha pensato bene di “salvarlo” per posizionarlo in bella vista in un angolo del parco naturale in costruzione a Sant’Agnello.

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Dopo averlo recuperato e custodito per mesi in un terreno comunale, in questi giorni, è stato finalmente “posizionato ad arte” nell’oasi naturalistica nel cuore di Sant’Agnello, sull’area di copertura di un mega parcheggio interrato che, grazie alla sinergia tra amministrazione comunale e Wwf, si sta lentamente trasformando in un polmone di verde e di biodiversità unico nel suo genere.

“Si fa presto a dire bosco, foresta, selva – spiega Claudio d’Esposito – non basta contare gli alberi, o misurare l’estensione della copertura verde. C’è un elemento di giudizio ben più significativo per stabilire il valore di un complesso arboreo: la biodiversità, cioè la varietà e la ricchezza della vita che esso ospita. Di questo immenso patrimonio, spesso invisibile all’osservatore meno esperto, si è intrapreso lo studio solo negli ultimi decenni, con il rischio concreto che esso scompaia prima ancora di essere adeguatamente conosciuto.

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Fino ad ora si era classificato, in modo più o meno superficiale, solo la fauna più vistosa, come i mammiferi, i rettili, gli anfibi e qualche uccello, ma ben poco si sa dei miliardi di altre piccole creature che pur vivono nel bosco, tra suolo e radici, tronco e cortecce, tra rami, fogliame e su infiorescenze, e quasi nulla si sa della vita nelle cavità e microcavità degli alberi, dei rami secchi e dei ceppi marcescenti, dei tronchi caduti e in disfacimento, dell’humus e della lettiera che, grazie all’opera di questa miriade di artefici silenziosi, si trasformano lentamente nel cosiddetto “complesso saproxilico” ricco di funghi, muschi, epatiche e licheni, per diventare infine suolo ricco e fertile ed assicurare, in tal modo, la rigenerazione della foresta e la continuità di tutta la vita nel bosco.

Ecco quindi l’importanza di avere almeno un grosso albero in disfacimento nel bosco a rappresentare quello che semplicemente si potrebbe chiamare il “supermercato della biodiversità”.

Nel parco botanico in costruzione nel Comune di Sant’Agnello, in fase di ultimazione e che presto tutti potranno ammirare, non poteva di certo mancare il grande albero morto”.