Truffa ai danni della Siae, 2 condanne e 5 rinvii a giudizio

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SORRENTO. Cinque persone rinviate a giudizio, altre due condannate con rito abbreviato e un patteggiamento. Questa è la decisione presa dal Gup Giovanni de Angelis del Tribunale di Torre Annunziata nei confronti del gruppo di soggetti che, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe truffato la Siae tra l’area stabiese e la penisola sorrentina. Corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso ideologico e rivelazione del segreto d’ufficio sono le accuse contestate a vario titolo alle persone coinvolte nel primo filone della maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza della tenenza di Massa Lubrense e del gruppo di Torre Annunziata.

In 8 furono incastrati dalle indagini dei militari delle fiamme gialle diretti dal tenente Nunzio Difonzo e dal colonnello Carmine Virno, e coordinati dal pm Silvio Pavia della Procura oplontina. Tre di loro hanno scelto il rito ordinario e affronteranno il processo dinanzi al collegio della seconda sezione penale. Si tratta degli ex accertatori dell’ufficio Siae di Castellammare di Stabia (ormai chiuso), Aniello Acanfora e Aniello Ilardo, nonché Gianluca Ilardo (ex mandatario e figlio di Aniello), Alberto Somma (altro ex accertatore Siae di Piano di Sorrento) e Giuseppe Angelo Di Pietro, dipendente di un albergo di Sant’Agnello.

Il giudice per l’udienza preliminare, invece, ha già emesso sentenza di primo grado contro i due imputati che hanno optato per il rito abbreviato, concedendo loro lo sconto di un terzo sulla pena finale, condannando a 10 mesi Eduardo Martone, volto noto della movida di Sorrento e dintorni ed a 4 mesi Alfonso Pepe, funzionario Siae di Pagani, mentre Enrico Saggese (di Pimonte) ha patteggiato una pena di 6 mesi.

In base alla ricostruzione degli inquirenti, gli Ilardo, Acanfora e Somma avrebbero ideato una truffa che permetteva loro di incassare “mazzette” direttamente da musicisti e dj della zona per evitare di pagare i diritti d’autore, coinvolgendo anche albergatori e ristoratori compiacenti. Un giro d’affari che, negli anni, avrebbe fruttato un vero e proprio tesoretto agli ex accertatori e mandatari della Siae, calcolato in circa 2 milioni di euro dalle fiamme gialle che, al momento della notifica delle misure cautelari, sequestrarono beni immobili e conti correnti con cifre a sei zeri, poi dissequestrati successivamente.

Dalla base stabiese, la presunta truffa si sarebbe allargata ai locali dell’area dei Monti Lattari, fino a coinvolgere la movida della penisola sorrentina, dove è esplosa ed ha spinto i finanzieri ad indagare. In pratica, l’evasione del pagamento della Siae avveniva in diversi modi: in alcuni casi i diritti d’autore venivano pagati ad artisti semisconosciuti truccando i borderò delle serate; altre volte, le serate danzanti erano registrate sotto categorie differenti, così da praticare sconti per musicisti e locali; in altri casi, poi, erano gli stessi referenti della Siae ad informare i titolari dei locali delle imminenti visite degli ispettori inviati dalla sede centrale.

Il secondo filone dell’inchiesta, invece, ha visto il coinvolgimento di 46 titolari di ristoranti, alberghi, bar e lidi balneari indagati per violazione del diritto d’autore poiché non avrebbero controllato se era stato versato il contributo alla Siae. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, cerimonie private come battesimi, comunioni e matrimoni, ma anche eventi musicali, concerti e serate in discoteca venivano organizzati senza il rilascio del nulla osta della Siae, comportando una sanzione amministrativa e anche una conseguente violazione penale. I finanzieri avrebbero accertato i fatti in 43 locali pubblici che sorgono tra i Comuni di Castellammare di Stabia, Lettere, Pimonte, Gragnano, Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Agerola, Sorrento, Vico Equense e Sant’Agnello.