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Troppe tragedie, un progetto di legge regionale per la movida

#alcol

Un progetto di legge regionale per provare a rendere più sicuro il mondo della notte e soprattutto chi lo frequenta. Un testo redatto per articoli, con una relazione che ne illustrerà le finalità, da presentare al Consiglio regionale con l’obiettivo di salvaguardare la vita dei ragazzi dai rischi da alcol e droga rendendo più severe alcune norme che regolano la vendita e la somministrazione degli alcolici e, insieme, pretendendo il rispetto delle leggi esistenti da parte di tutti.

È uno degli obiettivi della manifestazione organizzata a Napoli da Patrizia Gargiulo, e dalla sua associazione “Donne per il sociale Onlus”, all’indomani della morte di Nico Marra, a Positano, alla vigilia di Pasqua dopo la sbronza, e forse altro, di una sera. Duplice la finalità del corteo che questa mattina, alle 11:30, si è mosso da piazza Matteotti, nei pressi della Posta centrale, ha sfilato davanti alla Questura e si è fermato a Palazzo San Giacomo: da un lato sollecitare il sindaco a firmare una ordinanza circa alcuni provvedimenti da attuare con urgenza in materia di orari di chiusura per bar, locali e discoteche; dall’altro il progetto di legge da inviare all’indirizzo della Regione Campania nel quale fissare alcuni nuovi punti.

Al lavoro, con l’organizzatrice della manifestazione e presidente della Onlus, un gruppo di genitori avvocati tra cui Luigi Ferrandino, Rossella Frendo, Antonella Nardone e Antonio Coviello in queste ore alle prese con leggi e leggine per cercare di tirar fuori una bozza di proposta utile a chi poi dovrà decidere. “Al sindaco consegneremo i nostri suggerimenti volti all’irrigidimento della normativa comunale in cui si chiede la collaborazione dei gestori di discoteche e rivendite di alcolici – spiega l’avvocato Ferrandino – mentre alla Regione chiederemo che si stabilisca un accordo tra gestori dei locali notturni, titolari di attività commerciali e forze dell’ordine per lavorare in maniera concreta e congiunta al rispetto delle regole”.

Gli avvocati tirano fuori il codice penale: “Quando i ragazzi tornano a casa ubriachi si potrebbero denunciare i locali dove hanno bevuto – aggiunge Ferrandino – il codice penale è molto chiaro: somministrare bevande alcoliche a chi manifesta una chiara ubriachezza prevede la punizione con l’arresto da tre mesi a un anno”. Non solo. “Se chi vende da bere è l’esercente – prosegue – è prevista anche la sanzione della sospensione dell’attività. Il barman, quindi, sarà chiamato a stare molto attento a quanti cocktail serve alla stessa persona, poiché, qualora questa abbia già chiari e evidenti sintomi di ubriachezza, ad andarci di mezzo sarà il locale dove lavora”.

La sospensione dell’attività ha infatti una durata minima di 15 giorni e una massima di due anni. Dunque – assicurano gli esperti – si tratterebbe di una misura che potrebbe avere forti ripercussioni su una attività commerciale, costretta a rimanere inattiva e avendo spesso, come ultimo risultato, la definitiva chiusura del locale.

Il comitato organizzatore della manifestazione, ha predisposto un documento da consegnare al questore De Iesu ed al prefetto Pagano: “Sono loro che devono garantire i controlli – spiega Patrizia Gargiulo, anima e motore del corteo anti-alcol – mentre il nostro gruppo di genitori avvocati sta elaborando una normativa che preveda anche l’innalzamento del divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni mentre, ad oggi, il tetto è a 16 anni. È vero che le famiglie hanno le loro responsabilità ma è anche vero che le istituzioni devono fare sentire la loro presenza”.

I genitori pensano anche all’istituzione di una sorta di bollino blu che certificherà i locali notturni che s’impegnano a non vendere alcol ai minori, a combattere la droga, a identificare all’ingresso il guidatore che rimarrà sobrio per l’intera serata. Una iniziativa già sperimentata in alcune città d’Italia che sembrerebbe aver dato buoni risultati grazie anche ad alcuni incentivi tra cui biglietti omaggio o ridotti e sconti sulle consumazioni analcoliche. Un vero e proprio codice etico delle discoteche, insomma, che – secondo la Gargiulo – potrebbe rappresentare il prologo di un percorso di collaborazione tra i locali notturni del territorio e le famiglie dei ragazzi. “I locali con il bollino blu potrebbero anche avere diritto a una serie agevolazioni di carattere fiscale locale – conclude l’avvocato Ferrandino – dal pagamento della tassa sulla spazzatura alla Siae, giusto per fare un paio di esempi. Senza contare l’obbligo dell’etilometro disatteso da tutti che potrebbe essere incentivato pure così”.

di Mariachiara Aulisio da Il Mattino