Tragedie in mare, i consigli per non correre rischi

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Tre morti in un solo giorno ripropongono con forza la questione sicurezza lungo le coste campane. La mobilitazione della Guardia Costiera, impegnata da settimane nell’operazione estate sicura, ha già scongiurato, con decine e decine di interventi, un bilancio ancora più pesante ma va ripetuto con forza che prima ancora dei soccorsi, spesso in mare a salvarti la vita è il buonsenso.

I fronti balneazione e immersione sono i più delicati; ci sono, poi, anche quelli relativi alla navigazione e al rispetto delle regole che disciplinano il traffico marittimo. Ribadito che non può esserci un angelo custode per ognuno che va per mare, è evidente che il primo aiuto deve venire da se stessi, dalla capacità di non commettere imprudenze. Il mare non va mai sfidato, va rispettato e goduto in tranquillità usando sempre la testa.

Balneazione. Le vicende di questi giorni hanno dimostrato ancora una volta che non bisogna avventurarsi troppo in mare in condizioni meteo avverse. Per chi frequenta stabilimenti balneari e spiagge attrezzate, dunque, occhio alla bandiera rossa che, qualora issata, introduce il divieto di balneazione. Per chi frequenta, invece, tratti di costa libera, dove non ci sono riferimenti precisi sui pericoli in caso di mare mosso, il consiglio migliore è quello di stare lontani soprattutto dagli scogli. L’onda e la conseguente risacca spesso e volentieri si autoalimentano generando, improvvisamente, onde ben più alte e pericolose. In questi casi è bene sempre chiedere a qualcuno del posto quali sono le zone tranquille dove potersi sdraiare a prendere il sole. Quanto accaduto alla Regina Giovanna di Sorrento, con la coppia risucchiata dal mare, è un esempio emblematico da questo punto di vista. In ogni caso qualora ci si trovi in acqua la cosa migliore è allontanarsi dalla costa e aspettare i soccorsi.

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Immersioni. Un altro fronte da considerare con enorme cautela è quello delle immersioni. È bene affidarsi sempre ad esperti del settore soprattutto quando si affrontano escursioni subacquee in zone non ben conosciute. Le correnti, i passaggi più pericolosi, le zone dove insistono relitti sono ben note da chi li frequenta abitualmente, e i consigli sono sempre molto preziosi. Come risulta estremamente importante anche la valutazione del proprio stato di salute prima di indossare muta, pinne e maschera. Anche un banale mal di testa deve sconsigliare le immersioni soprattutto quando si va giù con le bombole. La ricognizione deve riguardare anche il materiale che si utilizza, lo stato di affidabilità delle apparecchiature. Il profondimetro e un doppio boccaglio di sicurezza sono supporti essenziali a cui non bisogna mai rinunciare anche per immersioni brevi. La regola numero uno, comunque, è quella di non immergersi mai da soli e di rispettare la distanza del raggio di 50 metri dal pallone di segnalazione posto in superficie.

Diporto. Su questo fronte, purtroppo, le statistiche continuano a dire che per mare vanno troppi sprovveduti. Il ministero delle Infrastrutture, attraverso le Capitanerie di porto, ha dettato norme per mettere un freno all’attività di noleggio delle imbarcazioni, uno dei settori più esposti al rischio di incidenti. Capita frequentemente, infatti, che chi noleggia una barca o un gommone non ha la minima idea delle regole da rispettare in mare con la conseguenza che diventa un generatore di pericoli per sé e per gli altri. La distanza dei 500 metri dalla costa, le piste di lancio, le boe di segnalazione, il divieto di ormeggio e tutte le altre regole non si possono imparare nei dieci minuti di briefing che spesso precedono l’uscita in barca. Rischi altissimi si incrociano anche sul versante opposto, quello degli armatori, proprietari di barche, che facendo leva sulla loro esperienza si sentono autorizzati a fare di tutto. Da questo punto di vista basta osservare quanto accade nel Golfo nei momenti di maggiore affluenza: motoscafi veloci sfrecciano a poca distanza da piccole imbarcazioni costringendo chi è al timone di queste ultime a compiere delle peripezie per scavalcare le scie. Il tutto, naturalmente, diventa assolutamente devastante se sulla barca è stato fatto uso di prodotti alcolici o, peggio, di sostanze stupefacenti.

di Antonino Pane da Il Mattino