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Tragedia del primo maggio, guerra dei manifesti a Sorrento

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La tragedia del primo maggio irrompe sul voto per il rinnovo del Consiglio comunale di Sorrento. Sono passati oltre 13 anni da quel drammatico giorno in cui Claudia Fattorusso e Teresa Reale persero la vita travolte da una gru in piazza Sant’Antonino. Ma la ferita è ancora aperta, tanto che nei giorni scorsi i familiari delle due donne hanno fatto affiggere in città un manifesto.

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Nella lettera aperta ai sorrentini evidenziano che “il candidato sindaco Marco Fiorentino per l’incidente del 1 maggio 2007 è stato condannato definitivamente dalla Suprema Corte di Cassazione (sentenza del 4/11/2015) ad un anno e sei mesi di reclusione (sentenza della Corte di Appello di Napoli del 25 ottobre 2016) in quanto ritenuto penalmente responsabile – in concorso con altri e nella sua qualità di sindaco di Sorrento – della morte della due vittime”.

Nel manifesto, inoltre, si legge che Fiorentino “non ha mai rimborsato le somme che il Comune di Sorrento ha anticipato per il risarcimento dei danni in sede civile, tanto che il Tribunale di Torre Annunziata, con sentenza confermata in appello, lo ha ritenuto incompatibile con la carica di consigliere comunale”.

Ieri la replica, durissima di Marco Fiorentino. Con un manifesto fatto affiggere sempre negli spazi a pagamento. Nel messaggio indirizzato “alla mia città” spiega come “la famiglia Morelli ancora una volta come cinque anni orsono, in prossimità – alcuni giorni prima – della data fissata per le elezioni ha fatto affiggere manifesto il cui contenuto è espressione di chiaro ed esclusivo intento di danneggiare la mia reputazione pubblica e la mia immagine politica”.

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Poi l’affondo di Fiorentino. “Percepisco quella della famiglia Morelli, o meglio dei Morelli, condotta intimidatoria originata dal timore della mia difesa nei giudizi che stanno intentando nei confronti miei e del Comune di Sorrento per conseguire ulteriore risarcimento danni e dalla necessità di continuare ad avere, e comunque di avere, anche nei giudizi che hanno in corso, quale avversario un’amministrazione amica”.

Lo stesso candidato a sindaco ritiene quella della famiglia Morelli “condotta intimidatoria intesa a conseguire un profitto a mio ingiusto danno” ed allo stesso tempo “intimidatoria nei confronti dell’elettorato e posta in essere al fine di provocare, in stretta correlazione, ingiusto profitto ed altrui danno”.

Fiorentino si pone e pone alcune domande: “Sono istigati da qualcuno dei miei avversari politici di ieri e di oggi? Temono di dover restituire il denaro incassato a titolo di risarcimento danni? Temono di non percepire più denaro a titolo di risarcimento danni?”.

Nel chiedere alla magistratura ed alle forze dell’ordine di fare luce sulla vicenda, Fiorentino annuncia di aver dato mandato ai propri legali “di verificare quanto intimidatoria ed illecita è stata ed è la condotta dei Morelli”.