Telefonate commerciali, finalmente arriva una stretta

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Ormai sono diventate un incubo per chiunque possieda un telefono, sia di rete fissa che cellulare (in pratica tutti). Sono le continue telefonate di aziende di servizi che propongono questo o quel prodotto. Un assillo a tutte le ore del giorno e della notte e non basta dire che la proposta non interessa considerato che dopo qualche ora lo stesso call center chiama con ossessionante cadenza.

Ora, finalmente, potrebbe arrivare una stretta. Prevista, infatti, l’introduzione di un prefisso unico per riconoscere le vendite al telefonino. Un altro per i sondaggi. E la possibilità di dire no alle chiamate commerciali, per tutti i numeri fissi e mobili, iscrivendosi a un Registro delle opposizioni che diventerà efficace (ora è completamente inutile). Sono le novità di un progetto di legge già approvato dal Senato e che la Camera si è impegnata a licenziare in questo mese con piccole modifiche, in modo che il Senato possa dare il sì definitivo in tempo prima della fine della legislatura.

È rarissimo in Italia che un disegno di legge d’iniziativa di singoli parlamentari divenga legge. La proposta, lanciata un anno fa, è dell’architetto italosvizzero Jonny Crosio, residente a Lugano ma senatore in Italia, iscritto alla Lega Nord. Il testo di Crosio ha raccolto adesioni di tutti i partiti e il suo disegno di legge è stato approvato dal Senato in nove mesi, il 2 agosto 2017.

Il Registro delle opposizioni è nato nel 2011 e gli italiani che si sono iscritti per non ricevere più chiamate moleste sono oltre un milione e mezzo. Sembrano tanti, ma va considerato che le linee fisse, le sole per le quali oggi è possibile l’iscrizione, sono 13 milioni mentre contando le linee mobili si arriva a 117 milioni di numeri attivi. Il Registro è poco efficace non solo perché oggi vale soltanto per i numeri fissi, quelli presenti in elenchi pubblici, ma soprattutto perché quando si firma un nuovo contratto, spesso si approva anche – tra le righe – il consenso a pratiche commerciali telefoniche. Per cui il Registro attuale viene facilmente aggirato.

Con la legge approvata al Senato, invece, si stabilisce che chi si iscrive al Registro può indicare tutti i numeri – fissi e mobili – ai quali non vuole ricevere chiamate. Con l’iscrizione al nuovo Registro si revocheranno automaticamente tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, così come è proibito per le società commerciali cedere a terzi i numeri del proprio database, anche quando è stato dato esplicito consenso.

La lobby delle società fornitrici di servizi, però, non è rimasta inattiva. AssoCall, Assocontact e AssTel hanno iniziato a far pressioni sui deputati e sul governo segnalando il rischio di licenziamenti nel settore dei call center. Gli operatori hanno anche lanciato l’allarme su un uso scorretto del Registro. I numeri, infatti, sono consultabili dai call center per evitare le chiamate indesiderate, tuttavia il Registro potrebbe essere utilizzato al contrario, da operatori scorretti, per acquisire le informazioni e chiamare proprio chi ha chiesto la tutela della propria privacy.

Sono così spuntati degli emendamenti per attenuare l’impatto della riforma e per guadagnare tempo, visto che il provvedimento una volta modificato dovrà necessariamente tornare al Senato per una seconda lettura e ormai la fine della legislatura non è lontana. Michele Mognato, relatore di Mdp, è stato esplicito: gli emendamenti “rispondono alle preoccupazioni destate nelle forze sociali e imprenditoriali, con le quali i relatori hanno avuto interlocuzioni, circa l’impatto della proposta di legge sui livelli occupazionali del settore”. Il viceministro Luigi Casero, inoltre, ha preso tempo per effettuare verifiche normative e finanziarie.

Nel nuovo testo in discussione alla Camera c’è stata una mediazione. Resta il Registro unico per le linee fisse e mobili, si prevede che chi si iscrive nel Registro delle opposizioni “revoca tutti i consensi precedentemente espressi” però è stata aggiunta la parte che esclude “i consensi prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni, aventi ad oggetto la fornitura di beni o servizi”. Quindi se si è clienti di Eni o di Enel – per citare due note società si servizi – e si è data nel contratto l’autorizzazione a ricevere chiamate commerciali, non sarà sufficiente iscriversi al Registro delle opposizioni per cancellare il consenso. La revoca, insomma, andrà fatta con una procedura specifica per ciascuna delle società di servizi.

Annacquata anche la novità del prefisso unico che permetterà al consumatore di identificare al volo una chiamata sgradita. Per l’esattezza, dopo un emendamento della Camera, ci saranno due prefissi individuati dall’Autorità per le Comunicazioni: uno per le pratiche commerciali e uno per i sondaggi. Gli operatori che svolgono attività di call center devono adeguarsi utilizzando questi prefissi specifici. Ma lo zampino degli emendamenti ha inserito una scappatoia: “Oppure presentano l’identità della linea a cui possono essere contattati”. In ogni caso capire se è in arrivo una chiamata commerciale sarà comunque più facile.