Il Tar dispone l’abbattimento di cinque camere dell’hotel del sindaco Tito

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META. Il Tar ha disposto l’abbattimento di cinque camere abusive dell’hotel “Giosuè a mare”. Nulla di strano, se non fosse che tra i comproprietari della struttura c’è anche il sindaco Giuseppe Tito.

titoLa sentenza accoglie in pieno le tesi di Johnny Pollio e Anna Iaccarino, legali del Comune.
Assistita dall’avvocato Paola Astarita, la signora Romano, legale rappresentante della società proprietaria del “Giosuè a mare” e madre del primo cittadino di Meta, aveva impugnato il provvedimento con cui il settore Urbanistica del Comune aveva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi intimando la demolizione dei manufatti abusivi: cinque stanze a servizio dell’albergo, di cui due ricavate da un locale precedentemente adibito a lavanderia, muretti alti un metro che delimitano lo spazio davanti alle stanze e una tettoia di dieci metri quadrati a protezione dell’impianto di condizionamento.

A giugno, l’avvocato della famiglia Tito aveva persino depositato una memoria difensiva in cui insisteva per l’accoglimento del ricorso precisando come il Comune avesse qualificato i manufatti non come nuove opere, ma come semplici interventi di ristrutturazione edilizia. Un’eccezione puntualmente respinta dalla settima sezione del Tar, che ha invece accolto le tesi dei legali del Comune, secondo cui gli interventi realizzati rappresentano un aumento di volume e di superfici utili, oltre a non essere realizzabili sulla base di una semplice dichiarazione di inizio attività (dia).

Secondo i giudici napoletani, inoltre, per abbattere i manufatti abusivi dell’albergo della famiglia Tito non sarà necessaria una nuova ordinanza di demolizione: “In mancanza di impugnativa del silenzio provvedimentale – si legge nella sentenza del Tar – l’atto tacito di rigetto della domanda di sanatoria si consolida e diviene inoppugnabile con conseguente piena riespansione dell’ingiunzione di demolizione”.
Contro la sentenza del Tar, il cui deposito è stato notificato ieri gli avvocati potrebbero presentare appello al Consiglio di Stato già nei prossimi giorni.