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Taglio delle piante sporgenti sulle strade di Vico Equense, modificata l’ordinanza

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VICO EQUENSE. Il sindaco Andrea Buonocore a seguito della nota inviata dal Wwf Terre del Tirreno, in cui si sottolineava come l’ordinanza n. 257 emanata il 4.10.2019 fosse “generica e interpretabile”, ha valutato positivamente di correggere il testo della stessa apportando delle modifiche ad uno degli articoli n° 2 (nell’ordinanza infatti esistono ben due articoli n° 2). Inoltre l’ordinanza è stata “prorogata” di undici giorni.

Stavolta la “nuova” ordinanza n° 267 del 16.10.2019 sottolinea come per poter procedere “al taglio delle piante collocate in adiacenza al confine stradale” ci si debba necessariamente affidare ad una perizia agronomica redatta da tecnico abilitato che accerti le condizioni dell’albero e l’eventuale pessimo stato vegetativo o fitopatie, l’essiccamento o la forte inclinazione che, a detta dell’ordinanza sindacale costituirebbero, qualora certificate, pericolo per la pubblica incolumità.

In pratica l’ordinanza non richiede più genericamente di eliminare tutte le piante nelle adiacenze della sede stradale ma sottolinea come, per farlo, è necessario affidarsi ad un agronomo e farsi fare una perizia. È la stessa ordinanza a “suggerire” i casi in cui le alberature sarebbero pericolose ovvero: “per il pessimo stato vegetativo o affette da fitopatie, essiccamento o che presentino forte inclinazione”.

È doveroso precisare come tali “suggerimenti” dati nell’ordinanza non debbano sempre e necessariamente portare come soluzione all’abbattimento di una pianta. Il pessimo stato vegetativo di una pianta potrebbe dipendere da condizioni climatiche avverse, non idonee o transitorie, o piuttosto da parassiti da combattere o altro; le fitopatie nella maggior parte dei casi possono essere curate o trattate; in quanto alla forte inclinazione non è una conditio sine qua non per temere il crollo di un albero.

Un albero non cade perché è dritto o inclinato: la stabilità di una pianta dipende dal suo stato di salute e dalla sua storia pregressa. Bisogna conoscere l’anamnesi di un esemplare arboreo, sottoporlo ad una analisi visiva (Vta) e a successivi eventuali approfondimenti, con le strumentazioni che la moderna scienza agronomica mette a disposizione, prima di decretarne diagnosi, terapia e, in extrema ratio, il suo abbattimento e sostituzione.

In quanto agli alberi morti è consigliabile, laddove ci si trovi in un contesto urbano e non boschivo, la loro eliminazione e sostituzione. Ma anche in questo ultimo caso, se è scontato che un albero ormai disseccato perda col tempo la sua forza ed elasticità andando incontro alla disgregazione del tessuto ligneo, non è detto che esso debba immediatamente cadere. Ci sono alberi bruciati sul Monte Faito che a distanza di diversi anni sono ancora in piedi!

In sintesi l’ordinanza ordina genericamente di abbattere alberi, senza prevederne nemmeno una sostituzione per bilanciare la perdita delle preziose funzioni eco-sistemiche svolte dall’esemplare eliminato, ma demanda l’accertamento di “eventuali pericoli” a tecnici abilitati a cui i privati dell’intero territorio comunale dovranno rivolgersi entro i prossimi dieci giorni per potere abbattere la propria pianta?

Ma se ad oggi, ovvero all’atto dell’emanazione dell’ordinanza non sappiamo se e cosa dirà l’agronomo di questa o quella pianta allora su cosa si basa l’ordinanza? Sulla presupposizione che l’albero X o Y eventualmente periziato risulterà pericoloso? E se il perito “di parte” dovesse sbagliarsi? È prevista una verifica di enti sovraordinati o terzi sulle autocertificazioni del privato?

Più che una richiesta l’ordinanza appare una “istruzione” e/o un “suggerimento” a chiunque voglia eliminare i propri alberi. Ne più nè meno di quello che accade da sempre nel comune di Vico Equense (e non solo a Vico!) ma, stavolta, producendo una ordinanza “omnicomprensiva” e in anticipo sulle richieste, scavalcando in tal modo ben altre garanzie: quelle partecipative che invece gli strumenti ordinari di amministrazione offrono.

Ci si chiede ancora una volta, in riferimento al discusso articolo 2 in questione, dove sarebbe il carattere di urgenza e/o l’effettiva situazione di grave pericolo che minaccia l’incolumità dei cittadini a cui l’ordinanza intenderebbe far fronte?

Occorre chiarire come la giurisprudenza ha sempre richiesto nell’utilizzo delle “ordinanze contingibili e urgenti” un’adozione rigorosa dei limiti previsti dalla legge per l’esercizio del potere extra ordinem. Nel merito si osserva come i Giudici hanno ben precisato che la possibilità di derogare al diritto vigente attraverso lo strumento di una ordinanza richiede, in primis, tra i suoi presupposti, la sussistenza di una situazione di urgenza a carattere eccezionale, non ritenendosi possibile l’utilizzo di dette ordinanze solo sulla base del principio di precauzione.

Una ordinanza, tra l’altro, che tra la prima e la seconda stesura, concede di fatto ben ventisette giorni per eliminare un presunto, ma non ancora dimostrato, “imminente” pericolo? Tale passaggio inoltre continua ad apparire in stridente contrasto con l’oggetto stesso dell’ordinanza emanata che recita: taglio rami sporgenti sulla sede stradale.

“Insomma questa storia degli alberi da abbattere, previa perizia – conclude Claudio d’Esposito Presidente del Wwf Terre del Tirreno – è ormai di moda e ben conosciuta dai volontari del Wwf. Sono tante, troppe le perizie, che la nostra associazione negli ultimi anni ha documentato, fatte con superficialità o in mala fede, spesso col copia e incolla, e senza che nessuno, degli enti pubblici preposti, abbia mai valutato la necessità di un contraddittorio o di verifica. Ogni qual volta ne abbiamo avuto la possibilità siamo riusciti a dimostrare, con l’ausilio di altrettanti esperti, l’inattendibilità e scarsa scientificità di numerose perizie prodotte riuscendo, nella maggior parte dei casi, a salvare alberi anche storici e secolari, condannati a morte da ordinanze “ad horas” ma che oggi, a distanza di anni, si possono ancora ammirare in piedi, vivi e vegeti, grazie al Wwf”.