“Sorrento The Romance” intervista a Raffaele Lauro. Sabato la presentazione del romanzo al Comune di Sorrento

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SORRENTO. Dopo l’anteprima nazionale al Senato della Repubblica, sabato, presso il Palazzo Municipale di Sorrento, su iniziativa dell’amministrazione Comunale, alle ore 10.30, sarà presentato ufficialmente il romanzo storico di Raffaele Lauro, dal titolo “Sorrento The Romance”, edito da GoldenGate Edizioni. Interverranno: Antonino Pane, Maria Teresa De Angelis, Salvatore Ferraro, Ettore Cuomo, Teresa Armato e Francesco Pinto. Concluderà il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo. Abbiamo intervistato l’autore, su questa sua decima opera narrativa, dopo l’esordio di “Roma a due piazze” (1987), edita dalla CEI, con la quale vinse il Premio Chianciano Narrativa Opera Prima.

 

 

Come è nata l’ispirazione di questo romanzo storico?

Dopo una notte di cinque anni fa, misteriosamente insonne, trascorsa in una splendida suite dell’ Hotel Michelangelo di Sorrento, scoprii di aver alloggiato nella Torre della Salvezza, dove trovarono scampo centinaia di sorrentini, sfuggiti miracolosamente al sacco turco di Sorrento del 13 giugno 1558.

 

Una pagina tragica?

I turchi, sbarcati da 130 galee, al comando dell’ammiraglio Piyale Paşa, devastarono,  nel corso di un’intera giornata, prima Massa Lubrense e, poi, Sorrento, uccidendo migliaia di persone e trascinando via, come ostaggi, circa 2500, tra uomini, donne e bambini. Si salvarono soltanto coloro che riuscirono a rifugiarsi nella casa – fortezza di Giovanni Andrea Romano, fuori le mura, verso il Piano.

 

Un romanzo sulla storia locale, dunque?

Affatto. Il romanzo parte da questo tragico evento locale per espandersi all’intero scenario storico del XVI secolo e al conflitto, nel Mediterraneo, tra Cristianesimo e Islam, con lo snodo della battaglia di Lepanto del 1571, vinta dalla flotta della Lega Santa, comandata da don Giovanni d’Austria, fratellastro di Filippo II, re di Spagna.

 

Dal particolare all’universale, con quale filo conduttore?

Il filo conduttore del romanzo è la vicenda umana, tormentata ed esaltante, del protagonista, Marino Correale, il quale si converte all’Islam e ascende i gradi del potere, presso la Corte del Sultano di Istanbul, Solimano il Magnifico, al servizio del Gran Visir, Sokollu Mehmet Paşa. Viene catturato dagli spagnoli a Lepanto, processato dalla Santa Inquisizione Spagnola, come rinnegato, e condannato al carcere a vita. Poi, dopo un lento processo di espiazione, si riconcilia con la Santa Madre Chiesa e muore, a Sorrento, come frate benedettino, all’alba del 13 giugno 1600.

 

Marino Correale è un personaggio storico?

No. E’ frutto della mia invenzione narrativa, come tutte le vicende che lo accompagnano, dalla nascita alla morte, anche se è stato concepito con il criterio della verosimiglianza storica, di matrice manzoniana.

 

Marino Correale, dunque, rappresenta un simbolo dello scontro tra Cristianesimo e Islam?

Ne costituisce la metafora positiva: Marino, nella inesausta ricerca della verità e di Dio, rinnega due fedi, ma ritorna alla Santa Madre Chiesa, con il convincimento della necessità di dialogo tra le religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), come unica strada per evitare che il potere politico strumentalizzi il Dio Unico per ragioni di potere e di interessi materiali.

 

Un tema di grande attualità?

Nella presentazione in Senato, mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha magistralmente sottolineato questo aspetto del romanzo, allineandolo al pontificato di Papa Francesco, il quale ha auspicato il dialogo tra cristiani e musulmani, per il superamento delle incomprensioni del passato e per evitare che possa allignare il fanatismo religioso di matrice islamica.

 

Nel romanzo, quindi, si alternano personaggi di invenzione narrativa a personaggi storici?

Certamente. Le figure storiche più significative, a mio giudizio, sono rappresentate dal Gran Visir Sokollu e dall’arcivescovo di Sorrento, Giulio Pavesi, padre della ricostruzione morale e materiale di Sorrento, dopo la grande devastazione del 1558.

 

Quali sono state le fonti utilizzate?

Le principali fonti sono tutte documentali, oltre la saggistica più recente sul secolo XVI: gli atti dei notai per le successioni ereditarie dei morti presunti; le relazioni degli arcivescovi di Sorrento al Papa, nel ‘500 e nel ‘600 e, infine,  le relazioni degli ambasciatori veneti, presso la Sublime Porta, lungo il XIV, XV e XVI secolo.

 

Uno studio su documenti inediti?

Sono stato aiutato, in questo, da collaboratori e studiosi amici, che ringrazio ancora, di cuore. Tutto lo spaccato politico, economico e sociale di Sorrento, di Massa Lubrense, del Piano, della Napoli vicereale, della Roma papale, della Serenissima Repubblica di Venezia, della corte imperiale di Istanbul e di quella reale di Spagna, è stato ricostruito sulla base di documenti originali.

 

Anche i costumi sessuali dell’epoca?

Il ruolo politico, non solo di intrattenimento sessuale, delle cortigiane, a Venezia, a Roma e a Napoli, nonché quello delle donne dell’harem del sultano di Istanbul, è stato ricavato, anch’esso, da documenti originali.

 

Quale futuro avrà questo romanzo storico?

Mi auguro che possa essere uno strumento di conoscenza e di confronto, nelle istituzioni, nella società  e nelle scuole. Il sito web del romanzo (www.sorrentotheromance.com), in italiano e in inglese, potrà diventare un mezzo educativo e anche di incisiva promozione turistica, per Sorrento e per la Penisola Sorrentina. Il binomio cultura-turismo, in questo romanzo, appare evidente. È pronta già la versione inglese. Seguiranno le versioni in lingua spagnola, turca, cinese mandarino e giapponese.

 

Dopo questo impegno, ha in cantiere nuovi progetti narrativi?

Sto scrivendo il romanzo “Caruso The Song”, dedicato al capolavoro musicale di Dalla e al grande legame affettivo di Lucio con Sorrento, basato sulle testimonianze autentiche dei suoi amici sorrentini. La canzone “Caruso” è un punto di arrivo di un sentimento di amore per Sorrento, nato agli esordi della carriera del grande artista, al “Fauno Notte” di Franco e di Peppino Jannuzzi.

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