Si ipotizza la premeditazione per l’omicidio Amuro

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PIANO DI SORRENTO. Chi indaga sulla raccapricciante vicenda ritiene che quel colpo di vanga è stato frutto non di un momentaneo raptus legato all’ira, ma di un rancore covato da anni. Una ricostruzione formulata da inquirenti ed investigatori che potrebbe portare la Procura della Repubblica di Torre Annunziata a contestare l’accusa di omicidio premeditato a Salvatore Amuro, l’uomo che a dicembre ha confessato di aver ucciso il fratello Franco con una badilata e di averne sciolto il cadavere nella soda caustica.

Per i carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e della compagnia di Sorrento tutti i pezzi del puzzle sono al loro posto. Salvatore Amuro ha agito da solo, esasperato dalle angherie alle quali il fratello Franco lo avrebbe sottoposto nel corso degli anni. E questo lo avrebbe portato a pianificarne l’assassinio.

Per pm e militari dell’Arma, quindi, in via Piana si sarebbe consumato un delitto premeditato e non un delitto d’impeto. Una ricostruzione che, però, contrasta con quella offerta dallo stesso Salvatore Amuro, in carcere da quasi due mesi con le accuse di omicidio volontario, occultamento e soppressione di cadavere. Davanti ai magistrati l’uomo è stato chiaro: “Non volevo uccidere mio fratello, ma solo colpirlo con la vanga”.

Quanto basta perché cominci a farsi strada l’ipotesi del delitto preterintenzionale: “Il mio assistito non aveva intenzione di compiere quel gesto chiarisce l’avvocato Susanna Denaro -. Aspettiamo gli altri atti d’indagine prima di trarre conclusioni”.

Novità potrebbero arrivare a fine marzo, quando il Ris di Roma consegnerà i risultati degli accertamenti tecnici sulle macchie di sangue trovate nel giardino e nella falegnameria di casa Amuro e sulla schiuma raccolta nel barile dove il cadavere della vittima sarebbe stato sciolto.