Serie di abusi in hotel di Sorrento, ordinata la demolizione

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SORRENTO. Una lunga serie di abusi edilizi da abbattere per ripristinare lo stato dei luoghi. È quanto impone un’ordinanza del funzionario dell’ufficio Antiabusivismo del Comune di Sorrento, Daniele De Stefano, nei confronti dei titolari dell’hotel Il Nido. Provvedimento che è la conseguenza delle verifiche effettuate nel settembre del 2016 dai carabinieri e dai tecnici comunali. Dai rilievi è risultato che “in assenza di titoli urbanistici e ambientali, nonché della preventiva definizione dell’istanza di condono edilizio, di fatto scarnamente integrata, è stato appurato che in esubero rispetto alle quantità oggetto di richiesta di sanatoria edilizia, di cui alla Legge n. 47/1985, venivano realizzate le opere abusive” contenute in un lungo elenco.

Si tratta di una serie di interventi che sarebbero state realizzati senza alcun tipo di autorizzazione edilizia allo scopo di ottenere un ampliamento della struttura ricettiva e dei locali destinati a servizi. Per questo motivo lo scorso mese di maggio è stato avviato il procedimento amministrativo nei confronti dei proprietari dell’hotel i quali hanno anche presentato delle osservazioni in merito giudicate, però, dagli uffici comunali “infondate e non accoglibili in quanto appare evidente la totale carenza di un lettura, dei contenuti, degli atti richiamati e delle argomentazioni contenute nella relazione istruttoria scaturita a valle del sopralluogo del 2016 e pertanto, non aggiungono elementi di natura edilizia e paesaggistica che possono determinare una diversa valutazione da parte dell’Ufficio tecnico”.

Pertanto, in virtù di quanto rilevato, De Stefano conclude “che le opere suddette sono da ritenersi abusive in quanto eseguite in assenza di titolo abilitante e in dispregio al vincolo paesistico ambientale, pertanto necessita procedere all’emissione di provvedimento atto a conseguire la demolizione delle stesse ed il ripristino dello stato dei luoghi
preesistente alla loro esecuzione”. Demolizione che dovrà avvenire entro 90 giorni dalla notifica dell’ordinanza altrimenti scatterà anche una sanzione di 20mila euro.