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Scuola, 300 prof tornano in Campania mentre gli altri sperano

insegnante

Tornano a sperare i mille e ottocento prof campani che lo scorso anno sono stati costretti a trasferirsi al Nord: l’accordo firmato mercoledì tra il ministro Valeria Fedeli e i sindacati riapre le porte delle scuole del Sud sbloccando i trasferimenti che per la “Buona scuola” avrebbero dovuto essere triennali. E così i docenti che lo scorso anno erano stati immessi in ruolo, ma a patto di trasferirsi a diverse centinaia di chilometri da casa, possono sperare di imboccare la via del ritorno.

Che cosa accadrà adesso? Difficile dirlo. Molto dipenderà dall’esito della battaglia ingaggiata dal neo ministro con il Mef per riuscire a strappare il maggior numero possibile di posti per l’organico di diritto. Le basi di partenza sono abbastanza distati: il ministero per l’Istruzione lancia la richiesta di 25 mila nuovi posti , quello dell’Economia gioca al ribasso proponendone 11 mila. Poi si aprirà, come del resto succede ogni anno, la contrattazione, e, dopo il consueto balletto dei numeri, si arriverà ad una mediazione. Un copione che si ripete costantemente: per ora i due organici, quello reale e quello stabilito in base alle disponibilità economiche si discostano almeno del venti per cento.

Generalmente alla Campania tocca almeno un decimo del bottino e quindi ci dovrebbero essere tra i mille e i duemila e cinquecento posti. Ma si tratta ovviamente di ipotesi. Le cattedre, però, non andranno tutte a quelli che si sono autodefiniti deportati. In base all’accordo firmato dai sindacati, infatti, i posti disponibili, prima delle operazioni, vengono accantonati per il 60 per cento per le nomine in ruolo (Gae e graduatorie di merito) il restante 40 per cento viene destinato per il 30 per cento alla mobilità territoriale interprovinciale e per il 10 per cento alla mobilità professionale, cioè per i trasferimenti da un ordine di scuola all’altro. A conti fatti ai docenti Campani che aspirano al rientro potrebbero toccare tra i 120 e i trecento posti. Ma potrebbe anche andare meglio.

Lo scorso anno dovevano essere seimila gli insegnanti pronti a lasciare la regione, ma dopo le procedure di conciliazione e la decisione di farne tornare almeno una parte sui posti vacanti per il sostegno, fuori regione è rimasto, secondo i sindacati, più o meno un terzo degli emigranti. In totale, secondo i dati della Federazione lavoratori della Comunicazione della Cgil i movimenti sono stati più di 5000. Dei docenti spostati 2744 sono rimasti in Campania. Complessivamente secondo il Miur dalla Campania sono partite 1800 persone e ne sono rientrate 1500. Adesso una parte dei forzati del trasferimento potrà tornare.

Soddisfatti ovviamente i sindacati. Rosanna Colonna, segretaria regionale della Cisl scuola è moderatamente ottimista, ma non fa ipotesi sul numero di docenti che potranno tornare a casa. “Per cominciare a fare i primi calcoli bisognerà conoscere l’organico: bisogna aspettare fine gennaio”. E Luigi Panacea segretario della Uil scuola di Napoli sostiene: “È stato fatto un importante passo in avanti. E soprattutto è stato ristabilito il metodo del confronto che con il ministro Giannini era stato archiviato: cambiare è possibile, ma bisogna farlo tutti insieme”.

Tutti soddisfatti anche perché sembra definitivamente archiviato il famoso algoritmo che. decidendo sulla base di criteri astratti, le sedi da assegnare ad ognuno, aveva creato un malcontento senza precedenti. Per questi cambi di sede verranno adottati, invece, criteri diversi: Il personale docente potrà presentare domanda per trasferirsi da ambito a scuola, da scuola a scuola, da scuola ad ambito e nella domanda si potranno esercitare in totale 15 opzioni (fino a 5 scuole) più scelte sintetiche relative ad ambiti e/o province. Sempre nell’ambito delle 15 opzioni possono essere scelte anche più province per tutti gli ordini di scuola. Saranno, quindi, i docenti a decidere dove andare, ovviamente tra le sedi disponibili.

di Daniela De Crescenzo da Il Mattino