Schettino verso la sentenza: l’ora della verità è ormai vicina

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META. Siamo ormai alle battute finali del processo di primo grado a Francesco Schettino, imputato per il naufragio della Costa Concordia.
L’ex comandante originario di Meta di Sorrento è accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, abbandono di persone incapaci e omessa comunicazione con l’autorità marittima.

Nella requisitoria, durata quasi 20 ore, sono stati chiesti per Schettino 26 anni di carcere – 14 anni per omicidio e lesioni colposi ai quali vanno ad aggiungersene altri 9 per l’accusa di naufragio e altri 3 per abbandono di incapaci e della nave – e l’arresto per “pericolo di fuga”.

Venerdì l’ex comandante si è presentato in aula con la febbre, ma, dopo la pausa pranzo, è stato costretto a rientrare a casa, prima della fine dell’udienza. La difesa non ha ancora completato la sua arringa. L’avvocato Donato Laino è andato avanti venerdì per oltre cinque ore, dopo le sette di giovedì.

Lunedì 9 febbraio, si proseguirà con la discussione dell’altro difensore Domenico Pepe, poi sarà la volta delle repliche: oltre al pm, interverranno anche una decina di parti civili. Si arriverà quindi alla camera di consiglio e alla sentenza.

Personaggio discusso, Schettino, al centro di un processo mediatico, ha fatto molto parlare di sé in questi anni. Proprio sull’esposizione mediatica punta la difesa per la quale la figura di Francesco Schettino è stata disegnata come quella del “perfetto codardo”, un personaggio scelto ad hoc e “ghettizzato processualmente, messo in una condizione per cui le posizioni degli altri diventano sempre più marginali”.

L’avvocato Donato Laino nell’arringa ha tirato in ballo il timoniere, l’indonesiano Jacob Rusli Bin, che secondo il difensore di Schettino, non si è voluto coinvolgere nonostante la sua vicenda sia, a suo avviso, “il fulcro” da cui scaturì la tragedia. Secondo il teorema della difesa, che mette sotto accusa la Procura di Grosseto, ci sarebbero altre responsabilità e altri fatti che sono stati ignorati perché tutta l’attenzione è stata sempre concentrata solo su Schettino.

Contro l’ex comandante finito sotto i riflettori “si è usata la bilancia sbagliata, ci sono due pesi e due misure: per lui si chiedono 26 anni di carcere, per altri non è stato così”, accusa Laino, secondo il quale il pm si è sottratto al “dovere giuridico di cercare le prove a favore dell’imputato. Il pubblico ministero per chiedere 26 anni – incalza l’avvocato – deve dimostrare che non sarebbe morta nemmeno una persona se il comandante avesse messo tutti a mare subito, come dice la procura”. Ma per la pm Maria Navarro la pena richiesta, come ha spiegato in aula, non è esagerata perché Schettino “non ha mai chiesto scusa”, ha sempre mentito, “crede alle sue stesse bugie” e ha anche cercato nel corso del dibattimento di scaricare su altri le sue colpe.

L’ex comandante, secondo il magistrato, è l’unico responsabile di una tragedia che “solo per la Provvidenza” non si è trasformata in una “ecatombe”. Non merita dunque le attenuanti generiche “anche se è incensurato e non ha precedenti penali né giudiziari” perché la gravità di quanto accaduto “è tale e totalmente ascrivibile a sue responsabilità”. Concludendo la sua requisitoria, il sostituto procuratore Stefano Pizza, che ha definito Schettino un “incauto idiota”, ha dichiarato: “Che Dio abbia pietà di lui perché noi non possiamo averne alcuna”. Ora non resta che aspettare la sentenza che arriverà in settimana.