Sarà rimossa la fontana del Casale

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META. La fontana del Casale sta per togliere il disturbo. Il Comune di Meta, infatti, ha stanziato 11mila euro e affidato a una ditta l’incarico di rimuovere definitivamente la struttura, collocata al centro della piazza solo cinque anni fa al costo di circa 40mila euro. Al suo posto troveranno spazio nuovi stalli per la sosta delle auto e degli scooter.

Diverse le ragioni alla base di questa decisione. Prime fra tutte, come si legge nella determina firmata dal dirigente del Comune, Diego Savarese, “l’infelice posizione” e le “dimensioni eccessive” della fontana. Queste caratteristiche rendono difficoltoso il parcheggio ai camion e ai furgoni che consegnano la merce ai numerosi negozi attivi nella zona, oltre a costringere i pedoni a pericolosi slalom. Ecco perché l’amministrazione ha pensato a una riqualificazione complessiva del Casale e all’eliminazione della vasca.

“L’obiettivo – dicono dal Comune – è rendere quello spazio più sicuro e fruibile per i cittadini”. In questa prospettiva il sindaco Giuseppe Tito, che nel 2010 era assessore comunale, ha valutato due scenari: l’eliminazione definitiva della fontana o il suo ridimensionamento, con conseguente adeguamento degli impianti elettrici, idrici e di scarico. Questa seconda ipotesi, però, è stata ben presto scartata. Motivo? “Il ridimensionamento è troppo oneroso se si confrontano i costi e i benefici per la collettività”, spiega Tito.

Perciò il sindaco ha spinto per il definitivo smontaggio della struttura, i cui marmi saranno però riutilizzati per non vanificare la spesa sostenuta nel 2010. La decisione lascia perplessa l’opposizione. Già ad aprile le consigliere del gruppo Meta Comune – Antonella Viggiano, Laura Attardi e Marialaura Gargiulo – avevano presentato un’interrogazione al sindaco e lo avevano invitato a valutare attentamente l’opportunità di spendere tanti soldi per smontare la fontana. A distanza di quattro mesi Antonella Viggiano ribadisce quelle osservazioni: “Al momento non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra interrogazione – sottolinea la leader della minoranza –. In un periodo di forte crisi economica, spendere migliaia di euro per eliminare un elemento di arredo urbano così recente equivale a un danno erariale per il Comune”.