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Sanità pubblica in costiera sorrentina: Risposte insufficienti dall’Asl

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“Pur apprezzando la disponibilità al dialogo e al confronto manifestata dal direttore generale dell’Asl Napoli 3, Gennaro Sosto, in un momento delicato della gestione della pandemia da Covid-19, continuiamo a considerare fortemente insufficienti le contromisure adottate per fronteggiare le criticità negli ospedali della penisola sorrentina.

Al momento, sotto il profilo del risultato tangibile, perdurano la chiusura del pronto soccorso dell’ospedale di Vico Equense e del reparto di Chirurgia al nosocomio di Sorrento, mentre è operativo solo a singhiozzo, con prospettive tutt’altro che incoraggianti, il reparto di Rianimazione di Sorrento.

Anche le soluzioni ventilate nell’immediato, con l’ipotetico coinvolgimento di partner privati per agevolare l’arruolamento di nuovi anestesisti, puzzano di rassegnazione delle istituzioni pubbliche. Siamo consapevoli del delicato momento storico, ma a nostro avviso si tratta di politiche al ribasso inaccettabili, conseguenza di una serie di criticità che la pandemia ha solo messo a nudo e reso croniche, e che di fatto covavano sotto la cenere da tempo”.

Lo sottolinea il Coordinamento delle associazioni laiche ed ecclesiali, e delle Unità pastorali della penisola sorrentina, all’indomani di un incontro tra alcuni rappresentanti del Coordinamento e i vertici dell’Asl Napoli 3 Sud tenutosi a Torre del Greco lo scorso 23 marzo. A ricevere la delegazione, il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Gennaro Sosto.

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Un confronto dai toni sereni, ma determinati, ognuno per le rispettive posizioni di competenza. Un incontro dove di fatto sono riemerse le criticità sull’atavica carenza di medici specializzati (anestesisti e rianimatori su tutti), che – a quanto pare – sarebbe determinata, non solo da un’offerta numericamente esigua, ma anche da un presunto scarso “appeal” che esercitano la sedi ospedaliere della penisola sorrentina sui vincitori di concorso.

La destinazione “Sorrento” sembrerebbe non gradita a causa di problematiche logistiche (difficoltà relative alla mobilità, accesso ai parcheggi, costi dei fitti residenziali, etc) ed, evidentemente, anche a causa di motivazioni soggettive, legate ad una presunta scarsa valorizzazione professionale che, nell’immaginario collettivo, si associa ad un piccolo ospedale di provincia.

Le soluzioni ventilate? Oltre a cercare di dichiarare la penisola sorrentina una “zona disagiata” (con l’attivazione, a beneficio dei medici, delle relative indennità e maggiorazioni), tra le proposte sul tavolo, anche un ipotetico coinvolgimento di risorse private per favorire il meccanismo di arruolamento (disponibilità di alloggi, accessibilità agevolata ai parcheggi, etc).

“Siamo qui non per invadere un campo, ma per generare processi – ribadisce il Coordinamento -. Quindi, non abbiamo ricette, e forse – oltre a non essere competenti in materia – non siamo nemmeno in grado di elaborarle; questo è il compito/servizio proprio di chi è chiamato a governare la sanità pubblica. Sappiamo però leggere la realtà dei fatti, e riconosciamo la bontà, o meno, di una soluzione proposta.

E queste non rappresentano soluzioni lungimiranti e dalle solide prospettive, oltre a esprimere un incomprensibile stravolgimento dei ruoli attraverso una insostenibile applicazione del “principio di sussidiarietà” (continuiamo a credere che debba essere l’amministrazione pubblica, in questo caso il sistema sanitario, a dover andare incontro alle esigenze dei cittadini e non il contrario).

Abbiamo inoltre la sgradevole e fondata sensazione che alcune dinamiche interne, soprattutto all’ospedale di Sorrento, concernenti i rapporti tra le figure professionali chiamate a compiti di particolare responsabilità non favoriscono il mantenimento di equilibri sereni e produttivi all’interno del nosocomio generando derive che contribuiscono a indebolire le prestazioni sanitarie e lo stesso lavoro degli operatori interni all’ospedale.

Intanto, da questi stessi presidi ospedalieri di Sorrento e Vico Equense, arrivano ogni giorno testimonianze che dovrebbero toglierci il sonno: a fronte di un consolidato spirito di sacrificio di gran parte del personale sanitario, gli organici sono talmente risicati e la logistica così insufficiente, che risulta sempre più difficile fornire un’assistenza tempestiva ed efficace ai non ammalati di Covid-19.

Ma non solo: in vista di un’auspicata ripresa della movimentazione turistica, siamo destinati a scontrarci con le legittime pretese dei nostri principali partner commerciali esteri, che prediligono ‘mete’ in grado di garantire standard sanitari di eccellenza”.

Il Coordinamento conferma infine un impegno: “Andiamo avanti nella nostra opera di sensibilizzazione – concludono gli esponenti del Coordinamento – perché non abbiamo altra strada: la rassegnazione, a tutti i livelli, provoca danni. E noi non vogliamo rassegnarci. Stiamo valutando una serie di iniziative e ci stiamo attivando per portare la questione anche in altre sedi”.

Al direttore Sosto, come agli amministratori dei Comuni della penisola sorrentina, è stata ribadita anche la disponibilità delle Unità pastorali a valutare la possibilità di mettere a disposizione propri spazi per l’allestimento di punti vaccinali.